Riscatto della laurea per i docenti: la battaglia per l’uscita anticipata passa dal Senato
In Italia il riscatto del corso di studi universitario resta una procedura ordinaria e spesso molto onerosa per i lavoratori. Per il personale docente, al momento, non esiste alcuna corsia
In Italia il riscatto del corso di studi universitario resta una procedura ordinaria e spesso molto onerosa per i lavoratori. Per il personale docente, al momento, non esiste alcuna corsia preferenziale o a costo azzerato, nonostante le specificità di una categoria a cui viene richiesta un’alta formazione iniziale per poter accedere all’insegnamento.
La questione è però tornata al centro del dibattito politico e sindacale a seguito della proposta di legge S1413, incardinata in Senato nel marzo del 2025. A rilanciare l’iniziativa è il presidente nazionale del sindacato Anief, Marcello Pacifico, che chiede un rapido esame del testo o un intervento d’urgenza tramite decreto legge prima dell’autunno.
Disparità categoriali e confronto internazionale
Il sindacato evidenzia una marcata disparità di trattamento sia a livello nazionale sia a livello europeo. Se in Italia gli ufficiali delle forze armate beneficiano del riscatto gratuito e della possibilità di andare in pensione a 59 anni, e in Germania gli insegnanti vedono riconosciuti gli anni universitari senza costi a carico, la scuola italiana continua a penalizzare i propri professionisti.
Il percorso per diventare docente richiede oggi una laurea magistrale o quadriennale e, in un caso su quattro, la partecipazione a corsi di specializzazione post-laurea a numero chiuso, costosi e privi di tirocinio retribuito, oltre a eventuali anni di dottorato e assegni di ricerca.
L’Atto del Senato S1413
La proposta di legge S1413, sostenuta da una petizione popolare da 150mila firme, ha recentemente ottenuto la copertura finanziaria. L’obiettivo è consentire al personale della scuola di riscattare gli anni di studio universitario a costi agevolati. La trasformazione di questi anni in contributi effettivi permetterebbe a molti insegnanti di superare la soglia dei 43 anni di contributi e accedere al pensionamento anticipato senza tagli sull’assegno finale.
Invecchiamento del personale e ricambio generazionale
L’eventuale approvazione del riscatto agevolato produrrebbe benefici diffusi sull’intero sistema scolastico italiano, caratterizzato da una delle età medie più alte d’Europa con oltre due terzi del personale ultra-cinquantenne.
Garantire la possibilità di riscattare quattro o cinque anni di studio consentirebbe a moltissimi docenti di avvicinare il traguardo della pensione, altrimenti fissato ad oltre 67 anni di età, favorendo un naturale svecchiamento dei ruoli e un indispensabile ricambio generazionale nelle aule.