Dai Sindacati

Scuola, al via l’anno scolastico tra il nodo precari e le polemiche sulle riforme. Parla la FLC CGIL

Con un calendario che varia da regione a regione – dal primo avvio il 7 settembre nella provincia autonoma di Bolzano fino alla conclusione della fase di riapertura prevista per

Scuola, al via l’anno scolastico tra il nodo precari e le polemiche sulle riforme. Parla la FLC CGIL
  • PublishedSettembre 14, 2026

Con un calendario che varia da regione a regione – dal primo avvio il 7 settembre nella provincia autonoma di Bolzano fino alla conclusione della fase di riapertura prevista per il 17 settembre in Puglia – il sistema scolastico italiano ha dato ufficialmente il via al nuovo anno. Sui banchi sono attesi circa 8 milioni di studenti e un contingente di 900mila insegnanti, tra personale di ruolo e supplenti.

La ripresa delle attività avviene tuttavia in un contesto di forte dibattito sui temi strutturali del comparto, al centro del confronto tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e le organizzazioni sindacali.

La polemica sui numeri del precariato

Uno dei punti principali di discussione riguarda la reale consistenza del personale a tempo determinato. A fronte delle stime ministeriali, che quantificano in 155mila i docenti precari per l’anno in corso, la Flc Cgil evidenzia dati differenti, includendo nel computo complessivo anche il personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario).

«I numeri reali attestano una precarietà ormai strutturale», osserva Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil. «Se si considerano sia i docenti – con particolare incidenza nel settore del sostegno – sia i circa 60mila precari tra il personale ATA, la quota di contratti a termine supera ampiamente le 200mila unità, arrivando a coinvolgere circa un quarto del personale totale della scuola. La soluzione a questa criticità non può che passare da un piano programmatico di stabilizzazioni».

La visione della scuola e i programmi di studio

Nel mirino delle rappresentanze dei lavoratori figurano anche gli interventi di riforma promossi dal ministro Giuseppe Valditara, con particolare riferimento alla filiera tecnologico-professionale e al nuovo modello di istruzione tecnica.

Secondo l’impostazione del sindacato, l’indirizzo impresso alle riforme rischierebbe di appiattire la funzione della scuola sulle sole esigenze immediate del mercato del lavoro, a scapito di una formazione generale più ampia. «La missione dell’istituzione scolastica deve rimanere quella di fornire strumenti culturali e critici validi per l’intero arco della vita, garantendo un’adeguata presenza anche delle materie trasversali come la storia, il diritto e la geografia», sostiene Fracassi, criticando al contempo l’introduzione di percorsi differenziati o fortemente orientati all’occupabilità a breve termine.

A questo si affianca una preoccupazione per l’orientamento ideologico che, secondo le organizzazioni sindacali, starebbe improntando la gestione del ministero, evidenziando il rischio di un’eccessiva politicizzazione dei contenuti didattici e dei valori educativi a discapito della pluralità sancita dal dettato costituzionale.

La questione retributiva e le prospettive d’autunno

Sul fronte economico, nonostante il recente rinnovo del contratto collettivo di lavoro, resta aperto il tema dell’adeguamento stipendiale rispetto al costo della vita e ai parametri del resto della pubblica amministrazione.

Il sindacato stima un divario retributivo del comparto scuola rispetto ad altri settori pubblici che può raggiungere il 20%. «Nel precedente contratto è stato recuperato soltanto un terzo dell’inflazione del triennio», evidenzia la segretaria generale della Flc Cgil. «Per questo motivo chiederemo che la prossima legge di bilancio preveda un fondo perequativo dedicato, volto a recuperare il potere d’acquisto perso dai lavoratori».

In vista dell’approvazione della manovra economica, i sindacati annunciano una fase di mobilitazione e valutazione delle iniziative da mettere in campo per sollecitare il governo sia sulla copertura finanziaria per i salari, sia sulle tutele per il personale precario.

Autore

  • Valerio Di Fonso

    Nato a Sulmona nel 1993. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Linguistica e Tradizioni Letterarie. Ha frequentato la scuola di Giornalismo "M. Baldini" della LUISS a Roma nel biennio 2017/19. Giornalista professionista dal 2020, con esperienze presso "Il Tempo", "Mediapress", "Sky Sport", "TgrRai" e "IlGerme". Abilitato alla professione di docente sulla cdc A011