Scuola, Università e Ricerca si fermano anche il 20 novembre: ecco le ragioni dello sciopero
Si preannuncia un venerdì 20 novembre di forte protesta sul fronte della scuola, dell’università e della ricerca. La CGIL e la FLC CGIL (il sindacato dei lavoratori della Conoscenza) hanno

Si preannuncia un venerdì 20 novembre di forte protesta sul fronte della scuola, dell’università e della ricerca. La CGIL e la FLC CGIL (il sindacato dei lavoratori della Conoscenza) hanno proclamato uno sciopero generale nazionale per l’intera giornata, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito politico il valore del lavoro, la tutela dei diritti e la giustizia sociale.
L’astensione dal lavoro coinvolgerà in modo capillare il personale docente e ATA delle scuole statali e non statali, il settore della Formazione professionale, il personale e la dirigenza di tutti gli Atenei universitari, degli Enti Pubblici di Ricerca e delle istituzioni AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale).
Le motivazioni della protesta: dai contratti alla lotta al precariato
Ampio e articolato il pacchetto di rivendicazioni presentato dalla FLC CGIL, che punta il dito contro i tagli al settore e chiede risposte concrete nell’imminente Legge di Bilancio:
- Stipendi e contratti: Richiesto l’inserimento in manovra di risorse adeguate per i rinnovi contrattuali (a partire dal triennio 2028-2030) capaci di recuperare la perdita del potere d’acquisto causata dall’inflazione, oltre alla creazione di un fondo perequativo con il resto della Pubblica Amministrazione e al contrasto ai contratti “pirata”.
- Lotta al precariato: Necessario un piano straordinario di assunzioni. Per la scuola si chiede la stabilizzazione dei posti di sostegno e la copertura di tutti i posti vacanti per docenti e ATA; per Ricerca e Università si sollecita lo sblocco del turnover.
- Risorse a Università e Ricerca: Il sindacato chiede un incremento del Fondo per il Finanziamento Ordinario (FFO) delle Università e dei fondi destinati agli Enti Pubblici di Ricerca (a partire dal FOE), messi a dura prova dai rincari inflazionistici.
- No al dimensionamento scolastico e al DL Scuola: Bocciato il piano di dimensionamento che accorpa gli istituti in enormi contenitori burocratici slegati dal territorio. La CGIL ribadisce inoltre il “NO” alla riforma degli Istituti Tecnici (il cosiddetto 4+2), considerata penalizzante, e alle norme sull’università che favoriscono gli atenei telematici a scapito dei requisiti minimi di qualità.
Le richieste di carattere generale: fisco, pensioni e stop alle armi
La mobilitazione valica i confini dei singoli settori per abbracciare istanze economico-sociali di respiro generale. Tra le richieste principali spiccano lo stop all’escalation del riarmo — con il dirottamento delle risorse su sanità, istruzione e politiche sociali —, una riforma fiscale progressiva che contrasti l’evasione e la flat tax, e il superamento della Legge Fornero sulle pensioni, chiedendo il riconoscimento dei lavori usuranti anche per alcune categorie del mondo della conoscenza.