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Rapporto OCSE: i docenti italiani tra i più sottopagati d’Europa. È allarme sul potere d’acquisto

Il quadro fotografato dal nuovo rapporto OCSE Education at a Glance 2026 non lascia spazio ad interpretazioni: la condizione retributiva del personale docente in Italia versa in una situazione di

Rapporto OCSE: i docenti italiani tra i più sottopagati d’Europa. È allarme sul potere d’acquisto
  • PublishedOttobre 16, 2026

Il quadro fotografato dal nuovo rapporto OCSE Education at a Glance 2026 non lascia spazio ad interpretazioni: la condizione retributiva del personale docente in Italia versa in una situazione di profonda sofferenza e svantaggio strutturale. Rispetto ai colleghi dell’Unione Europea, gli insegnanti italiani rimangono schiacciati verso il basso sia al momento dell’ingresso in ruolo, sia lungo l’intero arco della progressione di carriera.

Il divario europeo: un gap incolmabile

Prendendo come riferimento un docente della scuola media con 15 anni di servizio — parametro standard per sintetizzare la retribuzione media della categoria — l’Italia si attesta a 52.613 $ PPA (dollari a parità di potere d’acquisto). Si tratta di un valore nettamente inferiore alla media dei Paesi dell’Unione Europea, pari a 65.122 $ PPA: un divario negativo del 19,21% (-12.509 $ PPA).

Il confronto con le principali economie del continente evidenzia distanze siderali:

  • Francia: 54.778 $ PPA (+4,11% rispetto all’Italia)
  • Spagna: 77.440 $ PPA (+47,19%)
  • Germania: 111.804 $ PPA (+112,50%)
  • Paesi Bassi: 115.235 $ PPA (+119,02%)

In nazioni come la Germania e i Paesi Bassi, le retribuzioni dei docenti risultano di fatto più che doppie rispetto a quelle riconosciute in Italia.

Analisi in Euro per ordine di scuola

Analizzando gli stipendi lordi effettivi espressi in Euro nei diversi ordini scolastici, le criticità emergono fin dai primi anni di insegnamento e si consolidano a fine carriera.

Scuola Primaria

  • Stipendio iniziale: l’Italia registra il livello d’ingresso più basso tra i Paesi presi in esame, con 25.195 € lordi annui. La Francia parte da 32.264 € (+28,06%), mentre la Germania tocca i 59.979 € (+138,06%).
  • Fine carriera: il tetto massimo italiano si ferma a 36.733 €, a fronte dei 50.148 € della Spagna (+36,52%), dei 51.911 € della Francia (+41,32%) e dei 99.994 € raggiunti nei Paesi Bassi (+172,22%).

Scuola Secondaria di Primo Grado (Medie)

A fronte di retribuzioni di partenza identiche alla primaria per l’Italia (25.195 €), il divario iniziale con la Spagna tocca i 35.030 € (+39,04%) e con i Paesi Bassi i 48.852 € (+93,89%). A fine carriera, mentre un docente italiano raggiunge al massimo 36.733 €, un collega tedesco incassa 77.433 € (+110,80%).

Scuola Secondaria di Secondo Grado (Superiori)

  • Stipendio iniziale: un docente delle superiori in Italia esordisce con 27.079 € lordi annui, contro i 34.945 € della Francia (+29,05%) e i 66.461 € della Germania (+145,43%).
  • Fine carriera: il limite massimo retributivo per gli insegnanti italiani è di 40.309 €. In Spagna lo stipendio massimo arriva a 56.077 € (+39,12%), in Germania a 86.186 € (+113,81%) e nei Paesi Bassi a 99.994 € (+148,07%).

La progressione salariale complessiva nel corso della vita lavorativa colloca l’Italia all’ultimo posto per incremento effettivo in valore assoluto (Euro accumulati), frenata da una base di partenza drammaticamente ridotta.

Il penalizzante confronto con gli altri laureati italiani

La svalutazione della professione non si limita al raffronto con l’estero, ma emerge anche all’interno del mercato del lavoro nazionale. A livello OCSE, lo stipendio medio dei docenti varia tra l’83% (scuola dell’infanzia) e il 95% (scuola superiore) della retribuzione media dei lavoratori con titolo di studio terziario (laurea).

In Italia, invece, gli insegnanti si collocano sistematicamente al di sotto di tali valori:

  • Infanzia: tra l’80% e l’82% del salario medio dei laureati.
  • Superiori: fino a un massimo del 91-93%.

Tale scarto rende la carriera scolastica sempre meno attrattiva per i giovani ad alta qualificazione, alimentando il rischio di un impoverimento professionale del sistema educativo.

Tensioni politiche e sindacali

I dati OCSE riaccendono lo scontro politico e sindacale sulle politiche retributive dell’istruzione pubblica. Secondo le organizzazioni sindacali — in particolare la FLC CGIL, che non ha siglato il CCNL 2022-2024 — gli incrementi contrattuali riconosciuti alla categoria (pari a circa il 9%) sono risultati del tutto insufficienti a coprire la spinta inflazionistica che tra il 2022 e il 2026 ha eroso il potere d’acquisto di oltre il 20%.

In assenza di stanziamenti straordinari nella prossima legge di bilancio per il recupero salariale, il rischio evidenziato dal report è quello di un ulteriore scivolamento verso il basso delle retribuzioni dei docenti italiani nel contesto internazionale.

Autore

  • Valerio Di Fonso

    Nato a Sulmona nel 1993. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Linguistica e Tradizioni Letterarie. Ha frequentato la scuola di Giornalismo "M. Baldini" della LUISS a Roma nel biennio 2017/19. Giornalista professionista dal 2020, con esperienze presso "Il Tempo", "Mediapress", "Sky Sport", "TgrRai" e "IlGerme". Abilitato alla professione di docente sulla cdc A011