Pensione a 60 anni per docenti e Ata: la proposta Anief per battere lo stress da lavoro correlato
Mandare in pensione il personale scolastico a 60 anni, senza alcuna penalizzazione o taglio sull’assegno, non è un’utopia irrealizzabile. A sostenerlo, conti alla mano, è l’Ufficio studi dell’Anief, che lancia

Mandare in pensione il personale scolastico a 60 anni, senza alcuna penalizzazione o taglio sull’assegno, non è un’utopia irrealizzabile. A sostenerlo, conti alla mano, è l’Ufficio studi dell’Anief, che lancia una proposta economica per tutelare docenti e personale Ata stremati da ritmi e stress da lavoro correlato.
La ricetta Anief: “Attingere al tesoretto Inail”
A spiegare la strategia finanziaria è il presidente nazionale del sindacato, Marcello Pacifico. L’idea cardine consiste nell’attingere a una parte delle riserve dell’Inail:
“Per finanziare la pensione anticipata di alcuni anni a favore del personale scolastico, senza riduzioni di assegno o penalizzazioni varie, si potrebbe utilizzare una parte del ‘tesoretto’ Inail pari a 47 miliardi: di questo ne basterebbero 10, quindi poco più di un quinto” dichiara Pacifico.
A questo primo canale di risorse, Anief affianca una seconda misura a lungo raggio: la separazione netta della spesa sociale dal bilancio Inps destinato al pagamento delle pensioni. Due interventi per i quali il presidente invoca la mobilitazione di tutto il settore: “Hanno bisogno di una spinta proveniente da una grande fetta di lavoratori del comparto Istruzione e Ricerca per fare massa critica”.
L’Europa certifica l’usura della professione
A confortare le tesi del sindacato arrivano in queste ore i dati emersi dal nuovo rapporto dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. Lo studio evidenzia come la scuola rappresenti un contesto lavorativo del tutto unico e non paragonabile agli uffici tradizionali, al settore industriale o alla sanità.
Gli insegnanti risultano sottoposti a una tripla pressione costante:
- Richieste quantitative: carichi di lavoro serrati e scadenze pressanti.
- Richieste cognitive: sforzo mentale e concentrazione prolungata.
- Richieste emotive: gestione continua di tensioni, conflitti e dinamiche relazionali.
Un mix esplosivo che incide negativamente sulla salute mentale dei lavoratori ed erode la qualità della didattica, finendo per ripercuotersi anche sugli studenti.
In Italia un carico quotidiano insostenibile
In Italia la condizione del corpo docente è aggravata da un carico burocratico e relazionale oramai fuori controllo. Oltre alle ore d’aula frontali (25 all’infanzia, 24 alla primaria, 18 nelle secondarie), gli insegnanti si trovano a gestire vertenze con i genitori, burocrazia in costante espansione, comunicazioni fuori orario e complessi contesti di classe. Una routine logorante per cui, secondo Anief, anticipare l’uscita dal lavoro a 60 anni diventa un atto di tutela non più rinviabile.