La Consulta boccia il limite dei 70 anni: i docenti potranno restare in servizio fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici
La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il limite dei 70 anni previsto per il trattenimento in servizio del personale scolastico che non abbia ancora maturato i requisiti contributivi minimi per
La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il limite dei 70 anni previsto per il trattenimento in servizio del personale scolastico che non abbia ancora maturato i requisiti contributivi minimi per la pensione di vecchiaia. La decisione è contenuta nella sentenza n. 125, depositata il 14 luglio 2026.
Nel mirino dei giudici costituzionali è finito l’articolo 509, comma 3, del decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994, il Testo Unico dell’Istruzione. La disposizione stabiliva che il personale della scuola potesse rimanere in servizio per completare i requisiti pensionistici, ma fissava un limite invalicabile al compimento del settantesimo anno di età.
La Consulta ha ritenuto la norma in contrasto con gli articoli 3 e 38 della Costituzione, giudicandola irragionevole e lesiva del diritto alla tutela previdenziale. Secondo la Corte, infatti, il limite anagrafico rigido rischiava di lasciare alcuni lavoratori senza stipendio e, al tempo stesso, privi del diritto alla pensione, in assenza dei contributi necessari.
Con la pronuncia, il rapporto di lavoro del personale scolastico potrà proseguire oltre i 70 anni fino al raggiungimento del limite di età previsto dalla normativa generale, attualmente fissato a 71 anni in seguito agli adeguamenti legati all’incremento della speranza di vita.
La sentenza assume particolare rilievo per quei lavoratori che, a causa di carriere discontinue, periodi di precariato o di un ingresso tardivo nel mondo della scuola, non erano riusciti a maturare il requisito contributivo minimo entro il settantesimo anno di età. Per questa categoria, la decisione della Corte costituisce una significativa garanzia, evitando il rischio del collocamento a riposo d’ufficio senza la contestuale maturazione del diritto al trattamento pensionistico.
La pronuncia è destinata ad avere effetti immediati sull’applicazione della normativa scolastica, imponendo un adeguamento del Testo Unico dell’Istruzione ai principi costituzionali affermati dalla Consulta.
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