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Tagli alla scuola per il calo demografico: la FLC CGIL dice “No”

La FLC CGIL torna a sollevare l’allarme sui tagli agli organici scolastici previsti nei prossimi anni, a causa del continuo calo delle nascite in Italia. Una tendenza demografica ormai consolidata,

Tagli alla scuola per il calo demografico: la FLC CGIL dice “No”
  • PublishedAgosto 19, 2025

La FLC CGIL torna a sollevare l’allarme sui tagli agli organici scolastici previsti nei prossimi anni, a causa del continuo calo delle nascite in Italia. Una tendenza demografica ormai consolidata, che il sindacato guidato da Gianna Fracassi contesta nei suoi effetti a catena sul sistema educativo.

Un milione di studenti in meno entro il 2034

Secondo quanto emerso da un’analisi riportata nei giorni scorsi da Il Sole 24 Ore, basata sulla relazione tecnica di un emendamento governativo al Decreto 29/2025 (convertito in legge a fine luglio), il numero di studenti italiani è destinato a calare drasticamente.

In particolare, tra il 2026 e il 2030 si prevede una diminuzione di 110 mila alunni l’anno, e di 100 mila tra il 2031 e il 2034. Si passerà così dagli attuali 6,91 milioni di studenti a 5,9 milioni nel 2034: un milione in meno, scendendo per la prima volta sotto la soglia dei 6 milioni.

Tagli a cattedre e plessi scolastici

Secondo fonti governative, questa contrazione porterà con sé anche 100 mila cattedre in meno e la chiusura di 5 mila plessi scolastici in dieci anni. Una prospettiva che, come già anticipato dal ministro dell’Economia Giorgetti a giugno, richiederà un “ripensamento” di strutture, personale e spesa pubblica per l’istruzione.

Ma per la FLC CGIL dietro il termine “ripensare” si cela una realtà ben più dura: tagliare.

Fracassi (FLC CGIL): “No a tagli mascherati da riforme”

Noi la pensiamo in modo diverso”, ha dichiarato la segretaria generale Gianna Fracassi, contestando la logica dell’automatismo tra calo demografico e riduzione dell’offerta scolastica. Per Fracassi, il fenomeno demografico può rappresentare un’opportunità, non un vincolo.

Il decremento delle iscrizioni, ha sottolineato, è in parte compensato dalla crescita degli alunni con cittadinanza straniera e dall’aumento del tasso di scolarità tra i 15 e i 19 anni.

Secondo la sindacalista, è il momento giusto per ripensare in positivo: “Le scuole sono presidi di cultura e legalità in ogni angolo del Paese. Invece di chiuderle, occorre aumentare la spesa per l’istruzione”.

L’Italia, infatti, investe solo il 4% del PIL nel settore, mentre la media OCSE è del 4,9%.

“Meno spesa, meno qualità”: la FLC CGIL alza la voce

Fracassi è netta nel respingere l’idea che tagliare risorse significhi migliorare la qualità della scuola. “È una visione ingannevole. Meno spesa vuol dire meno qualità. E a questa prospettiva la FLC CGIL non ci sta”, ha ribadito.

La situazione attuale conferma le sue preoccupazioni: il personale scolastico italiano è tra i meno pagati d’Europa, l’edilizia scolastica è in condizioni precarie e il precariato rimane strutturale, con oltre 250 mila supplenze previste anche per il prossimo anno.

Le immissioni in ruolo, inoltre, restano largamente inferiori ai posti disponibili.

Dall’inverno demografico alla primavera della scuola

In conclusione, per la FLC CGIL, il calo demografico, pur rappresentando una sfida, non deve tradursi in un arretramento del sistema scolastico. Al contrario, dovrebbe essere l’occasione per investire di più e meglio, in strutture, qualità dell’insegnamento e stabilizzazione del personale.

Altro che inverno”, afferma il sindacato. “La scuola italiana ha bisogno di una primavera”.

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  • La Redazione

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