Tagli agli educatori nei convitti: la denuncia della FLC CGIL
Il 17 giugno 2025, presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, si è tenuto un incontro tra l’amministrazione e le organizzazioni sindacali per un’informativa sull’organico di diritto del personale educativo

Il 17 giugno 2025, presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito, si è tenuto un incontro tra l’amministrazione e le organizzazioni sindacali per un’informativa sull’organico di diritto del personale educativo per il prossimo anno scolastico.
Una convocazione tardiva
Secondo quanto emerso, la convocazione è arrivata a giochi fatti, ovvero dopo la pubblicazione della mobilità, rendendo l’incontro privo di reali margini di intervento da parte delle sigle sindacali.
Un organico in calo nonostante i numeri
Per l’anno scolastico 2025/2026 è prevista una dotazione organica di 2258 educatori per un totale di 35.340 alunni iscritti nei convitti. Il dato evidenzia un ulteriore taglio di 19 unità rispetto all’anno precedente, restando al di sotto del limite massimo previsto per legge (2298 posti).
Scelte penalizzanti per il sistema educativo
La FLC CGIL ha espresso forte preoccupazione per l’ennesima riduzione, giudicata inopportuna alla luce della lieve flessione degli iscritti, considerando che si tratta di stime provvisorie destinate ad aumentare durante l’anno scolastico.
Il sindacato denuncia una politica che preferisce i tagli agli organici piuttosto che puntare al miglioramento dell’offerta formativa e delle condizioni di lavoro. Il numero ridotto di educatori influisce infatti negativamente sul rapporto educatori/convittori, con ricadute sulla qualità del servizio.
Necessaria una revisione normativa
La FLC CGIL ha ribadito l’inadeguatezza dei criteri attuali, basati sul DPR 81/2009, ritenuto ormai superato. La richiesta è quella di rivedere radicalmente la normativa per rispondere alle vere esigenze delle istituzioni educative.
Contro la precarietà, servono stabilizzazioni e concorsi
Tra le proposte avanzate dal sindacato, anche la stabilizzazione del personale precario, il potenziamento delle assunzioni in linea con le necessità reali e la definizione di un sistema strutturato di formazione e reclutamento, comprensivo di concorsi regolari e graduatorie capienti, oggi assenti in molte province.