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Nuova Maturità, Cgil: “Un ritorno al passato”

Il 4 settembre 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto-legge recante la riforma dell’Esame di Stato del secondo ciclo di istruzione, misure per la valorizzazione del personale scolastico

Nuova Maturità, Cgil: “Un ritorno al passato”
  • PublishedSettembre 8, 2025

Il 4 settembre 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto-legge recante la riforma dell’Esame di Stato del secondo ciclo di istruzione, misure per la valorizzazione del personale scolastico e per la sicurezza dei viaggi d’istruzione. Le innovazioni sono significative.

A partire dalla terminologia, l’esame di Stato conclusivo dei percorsi di istruzione secondaria di secondo grado è ora denominato “esame di maturità”, così come i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO) che prendono il nome di “formazione scuola-lavoro”. L’esame terrà conto della formazione scuola-lavoro, oltre che dell’insegnamento dell’educazione civica. Rimodulate anche le commissioni, sempre una ogni due classi, che saranno composte da un presidente esterno più quattro commissaridue membri anch’essi esterni e, per ciascuna delle due classi, da due membri interni. Rimane l’impianto vigente in relazione alle prove scritte, mentre si modifica la prova orale resa formalmente obbligatoria. Saranno quattro le discipline, annualmente individuate con decreto ministeriale, oggetto del colloquio d’esame e la commissione potrà integrare il punteggio non più fino a un massimo di cinque punti, ma fino a un massimo di tre punti. È disposto un incremento di 10 milioni di euro annui per la formazione dei componenti delle commissioni d’esame, che dall’anno scolastico 2026/2027 costituirà titolo preferenziale per la nomina a componente delle commissioni. Con decreto ministeriale saranno adottati il modello di diploma finale e di curriculum della studentessa e dello studente.

Il decreto-legge prevede ulteriori novità relative al percorso scolastico. Nell’ambito del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, i passaggi richiesti da studentesse e studenti alla corrispondente classe di altro indirizzo, articolazione o opzione non prevederanno il previo superamento di un esame integrativo, mantenuto a decorrere dal terzo anno. Dall’anno scolastico 2026/2027, i percorsi della filiera tecnologico-professionale rientreranno nell’offerta formativa del secondo ciclo di istruzione e il dirigente scolastico ne potrà proporre la candidatura per l’attivazione, che sarà disposta dopo l’accoglimento da parte del Ministero.

Il commento della Cgil

La denominazione “esame di maturità” è la stessa che questa prova ha avuto a partire dal lontano 1923 e che non richiama all’acquisizione di un titolo, ma al passaggio da un’età adolescenziale ad una più matura, con uno sguardo paternalistico a studentesse e studenti. Anche il ritorno dell’espressione scuola-lavoro riporta in evidenza, secondo il legislatore, la necessità delle scuole di piegarsi alle esigenze dell’impresa, abbandonando anche nella denominazione formale, l’ottica educativa che deve accompagnare il rapporto con le attività pratiche, che, non ci stanchiamo di ripetere, dovrebbero essere riportare all’interno dei laboratori, rinnovati, qualificati e ben attrezzati, in modo da rappresentare il luogo per una autentica formazione-ricerca-sperimentazione di ciò che si apprende dai libri.

La prova orale verterà su quattro discipline e viene eliminata l’analisi di un materiale scelto dalla commissione, ciò rappresenta un evidente ritorno al passato con la possibile scomparsa del carattere interdisciplinare del colloquio. Un autentico aspetto problematico è la riduzione del ruolo delle commissioni, che infatti potranno attribuire solo tre punti e non più cinque: conseguentemente si riduce il peso della prova orale sull’intero esame: di fatto i 5/100 dell’esame si riducono a 3/100.

Valutiamo sempre opportuni gli investimenti nella formazione, anche se sarebbe utile una maggiore competenza docimologica dei docenti, con ricadute sull’esercizio della professionalità, nell’ambito della progettazione e della programmazione delle attività didattiche, piuttosto che una formazione ridotta a svolgere il ruolo di componenti delle commissioni d’esame.

La questione della validità dell’orale avrebbe potuto trovare soluzioni formalmente più qualificate, ma è evidente che il ministro ha inteso dare una risposta autoritaria alle protese messe in campo da alcuni studenti durante i più recenti esami di stato, ignorando che ogni protesta rappresenta comunque una forma di partecipazione attiva, una vera attività politica e sociale e che lo scopo della scuola della Repubblica dovrebbe essere proprio educare alla partecipazione.

Ulteriore preoccupazione produce il meccanismo che si attiva eliminando le prove integrative nei passaggi al biennio e con il rafforzamento della filiera tecnologica. In sostanza si agevolano i passaggi verso opzioni più semplici (o più “brevi”) di coloro che potrebbero avere difficoltà nella fase di passaggio alla secondaria di secondo grado, orientando facilmente verso la filiera tecnico-professionale. Ciò produce una impostazione duale ancora più selettiva che indirizza, o mantiene, chi studia (o possiede le risorse socioeconomiche per studiare) verso una scuola “meritocratica” e chi dovrà rivolgersi al più presto al mondo del lavoro. Si tratta del ritorno al modello gentiliano in versione “Industria 4.0”. È evidente, pertanto, la frammentarietà dei percorsi nella dualità liceo-tecnico, obsoleta rispetto alle esigenze moderne del mercato del lavoro e carente dal punto di vista della formazione complessiva.

I dettagli descritti ci riportano indietro di decenni, nessuno dei provvedimenti raccoglie o rappresenta minimamente l’evoluzione didattica e pedagogica maturata negli ultimi anni. Tutto sembra riportare a pratiche e approcci superati e autoritari. Il colloquio su quattro discipline e tutta l’impostazione autoritaria da “bei tempi andati” mostrano una lontananza siderale dalla più attuale elaborazione pedagogica sul tema della valutazione. La FLC CGIL ritiene che questo disegno di legge voglia dare risposta agli esperti che abitano i social o a certi editoriali, più che a decenni di studi docimologici o alle esperienze didattiche dei docenti che ogni giorno provano a crescere insieme alle studentesse e agli studenti perché siano culturalmente formati alla partecipazione “all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

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Autore

  • La Redazione

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