“Basta narrazioni tossiche sui migranti”: la scuola si mobilita contro le politiche del governo
Un fronte comune composto da sindacati, associazioni della società civile, mondo dell’istruzione e movimenti studenteschi scende in campo per difendere la natura plurale e inclusiva della scuola italiana. Promosso dalla

Un fronte comune composto da sindacati, associazioni della società civile, mondo dell’istruzione e movimenti studenteschi scende in campo per difendere la natura plurale e inclusiva della scuola italiana. Promosso dalla Flc Cgil insieme a un ampio cartello di sigle, è stato lanciato il “Manifesto contro la disumanizzazione”, un appello aperto alla firma su Change.org per dire alt a quelle che vengono definite «narrazioni tossiche sui migranti» e alla criminalizzazione dei processi migratori all’interno delle politiche scolastiche dell’esecutivo.
Nel mirino dei promotori finiscono le ultime misure governative, tra cui il tetto del 30% agli alunni stranieri per classe introdotto dal Decreto Lavoro e le recenti modifiche ai programmi scolastici. «Assistiamo a un tentativo sfacciato di demolire il patrimonio interculturale costruito negli ultimi decenni dalle nostre scuole», si legge nel documento. «Si vuole imporre un’idea di integrazione fondata sul sovranismo culturale, delegittimando le lingue madri e arrivando persino a colpevolizzare le famiglie».
Le criticità: dalle Indicazioni Nazionali ai tagli ai docenti
Il testo del Manifesto denuncerà interventi precisi che, secondo i sottoscrittori, stanno smontando l’impianto pedagogico inclusivo che ha storicamente caratterizzato l’Italia:
- La mancata ricostituzione dell’Osservatorio per l’integrazione degli alunni con background migratorio.
- Le regressioni ideologiche nelle Indicazioni Nazionali, con passaggi controversi orientati all’occidentocentrismo.
- Una concezione coercitiva dell’italiano L2, vista non più come veicolo di emancipazione e partecipazione, ma come strumento di assimilazione forzata e sanzione.
A fronte dei proclami del ministro Giuseppe Valditara sull’importanza della lingua come veicolo di integrazione, il Manifesto contrappone i dati reali sugli organici. La classe di concorso A023 — specifica per l’insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri — ha subito riduzioni drastiche: su un totale insufficiente di appena 1.268 posti (di cui 506 nei Cpia e 762 nelle scuole primarie), si registra un taglio di ben 175 cattedre.
Le proposte della società civile
Per contrastare quella che viene definita una deriva intimidatoria verso le famiglie straniere e una svalutazione delle lingue d’origine, il cartello di associazioni individua nella scuola lo snodo cruciale per la costruzione di una cittadinanza consapevole. Tra i punti chiave avanzati nel documento figurano:
- Rafforzamento dei Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) e aumento delle risorse dedicate.
- Valorizzazione del plurilinguismo e dell’educazione interculturale come risorsa didattica per l’intera comunità scolastica.
- Superamento dell’approccio punitivo, ribadendo che l’apprendimento della lingua deve rappresentare un diritto di emancipazione e non un «dazio da pagare per essere tollerati».
I dati Invalsi e le pratiche virtuose sviluppate negli anni sui territori confermano, ricordano i promotori, come la multiculturalità in aula migliori la qualità didattica e sociale per tutti gli studenti. La petizione, attiva online, punta ora a raccogliere il massimo sostegno possibile per chiedere un’inversione di rotta immediata sulle politiche dell’istruzione.