Scuola e Ricerca, i sindacati all’attacco: “Gli aumenti del CCNL non bastano, servono fondi in Manovra”
La firma del nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2025/27 rappresenta un passo avanti, ma non la soluzione a un’emergenza retributiva che nel mondo della scuola e della ricerca

La firma del nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2025/27 rappresenta un passo avanti, ma non la soluzione a un’emergenza retributiva che nel mondo della scuola e della ricerca dura ormai da anni. È questo il messaggio chiaro e unitario lanciato dalle organizzazioni sindacali del comparto, che hanno inviato una nota congiunta ai Ministri dell’Istruzione e dell’Università per chiedere interventi immediati nella prossima Legge di Bilancio.
I rappresentanti dei lavoratori richiamano quanto già messo nero su bianco in una dichiarazione allegata all’atto della sottoscrizione dell’accordo: gli aumenti ottenuti, seppur positivi, non sono sufficienti a restituire pieno potere d’acquisto al personale.
L’allarme su inflazione e divari retributivi
Al centro delle rivendicazioni sindacali c’è l’impatto combinato dell’inflazione galoppante e del costante aumento del costo della vita, fattori che continuano ad erodere lo stipendio di docenti, ricercatori e personale scolastico.
Ma la questione non è solo il carovita. I sindacati sollecitano il Governo a prevedere “finanziamenti straordinari dedicati” nel prossimo provvedimento d’impianto economico anche per un motivo strutturale: colmare il gap retributivo. A parità di titolo di studio e qualifiche, infatti, i lavoratori dell’Istruzione e della Ricerca continuano a percepire stipendi sensibilmente inferiori rispetto sia ai colleghi degli altri comparti della Pubblica Amministrazione italiana, sia ai lavoratori del settore scolastico negli altri Paesi europei.
Chiesto un vertice urgente con i Ministri
Per evitare che il tema rimanga ai margini della discussione sulla Manovra, le sigle sindacali hanno chiesto formali garanzie e “la convocazione urgente di uno specifico incontro” con i vertici dei due Ministeri.
L’obiettivo del tavolo negoziale dovrà essere quello di individuare risorse adeguate e tracciare obiettivi chiari per “garantire la piena valorizzazione del personale e l’effettivo recupero del potere d’acquisto dei salari”. La palla passa ora all’Esecutivo, da cui i lavoratori si attendono risposte concrete già dai prossimi passaggi parlamentari sulla legge finanziaria.