Diritto allo studio: svolta in Consiglio Regionale dopo due anni di stop
Ci sono voluti due anni di attesa, scanditi da ripetuti solleciti politici e dalle recenti mobilitazioni degli studenti nelle piazze abruzzesi e nazionali, per smuovere un’impasse che durava dal 19

Ci sono voluti due anni di attesa, scanditi da ripetuti solleciti politici e dalle recenti mobilitazioni degli studenti nelle piazze abruzzesi e nazionali, per smuovere un’impasse che durava dal 19 novembre 2024. Domani alle 12, all’Emiciclo, si terrà la prima seduta della Commissione Bilancio dedicata al nuovo Progetto di Legge in materia di diritto allo studio: una riforma che punta a rottamare una normativa regionale vecchia di quasi mezzo secolo. Un ritardo che fa discutere, soprattutto se paragonato alla corsia preferenziale riservata ad altri provvedimenti. Se infatti i progetti di legge riguardanti sagre, premi e festeggiamenti locali hanno superato il vaglio delle commissioni in poche settimane, per la scuola si è dovuto attendere un biennio.
L’iniziativa porta la firma dei consiglieri regionali Silvio Paolucci (Pd), Francesco Taglieri (M5S) e Luciano D’Amico (Patto per l’Abruzzo). Il calendario dei lavori prevede una fase di consultazione serrata: si parte domani con l’ascolto dell’Unione degli Studenti, della Cisl e della Uil, per proseguire martedì prossimo con la Cgil e le altre rappresentanze studentesche.
“Il ritorno in commissione è un primo risultato importante”, dichiarano in una nota congiunta il capogruppo Dem Silvio Paolucci e il segretario regionale dei Giovani Democratici Saverio Gileno. “Chiediamo che, concluso il ciclo di audizioni, la commissione proceda senza ulteriori rinvii alla discussione e alla votazione del testo, affinché la legge possa arrivare in aula. L’Abruzzo non può più aspettare una normativa capace di affrontare concretamente disuguaglianze, costi dell’istruzione e accesso ai servizi. Le piazze piene di questi giorni chiedono risposte concrete: approvare questa legge significa dare un segnale istituzionale e dimostrare che l’ascolto si traduce in atti effettivi”.
Il testo si compone di 21 articoli diretti a potenziare il welfare studentesco su più fronti. Tra le misure cardine figurano interventi sull’edilizia scolastica, il potenziamento dei servizi di mensa, l’accesso alle tecnologie, l’introduzione del supporto psicologico, oltre a programmi dedicati all’inclusività, alla salute mentale e all’educazione affettiva e di genere.
Come evidenziato nella relazione d’accompagnamento, l’obiettivo dichiarato è “ridurre il divario socioeconomico tra gli studenti e creare un sistema educativo inclusivo e orientato alle sfide contemporanee, dal dialogo con il mondo produttivo all’impatto dell’intelligenza artificiale”.
Se approvato, il nuovo testo sostituirà la legge regionale attualmente in vigore, risalente al 1978. All’epoca la Regione era guidata dal presidente comunista teramano Arnaldo Di Giovanni (una rara parentesi di sinistra nella lunga egemonia della Democrazia Cristiana) e l’Abruzzo si presentava come una realtà prevalentemente agricola, al lavoro per agganciarsi all’industrializzazione.
Nel 1978 l’analfabetismo medio sfiorava il 5%, con punte ancora più elevate nei comuni montani e isolati. La legge di allora rifletteva quelle emergenze, definendo in appena tre righe all’articolo 1 la gratuità della scuola dell’obbligo e il contrasto alla dispersione scolastica. A 48 anni di distanza, le priorità del sistema educativo abruzzese sono radicalmente cambiate: la sfida non è più soltanto garantire l’accesso alla classe, ma fornire agli studenti strumenti adeguati per navigare la complessità del presente.