Sostegno scolastico, il paradosso dei numeri: i posti in deroga superano quelli di ruolo. UIL Scuola: “Inclusione tradita dal precariato”
Un sistema che continua a trattare come emergenza temporanea ciò che nei fatti è una necessità strutturale. È la fotografia scattata dall’ultima ricognizione della UIL Scuola sui dati emessi dagli

Un sistema che continua a trattare come emergenza temporanea ciò che nei fatti è una necessità strutturale. È la fotografia scattata dall’ultima ricognizione della UIL Scuola sui dati emessi dagli Uffici scolastici regionali e territoriali: per l’anno scolastico 2026/2027, i posti di sostegno in deroga affidati a cattedre precarie superano nettamente i posti stabili dell’organico di diritto.
I numeri contano ben 148.462 posti in deroga — ovvero le cattedre aggiuntive autorizzate annualmente per coprire le reali esigenze degli alunni con disabilità — a fronte di soli 128.170 posti stabili dedicati ai docenti di ruolo (comprensivi del potenziamento). Un divario di oltre ventimila cattedre a favore della provvisorietà, destinato peraltro a salire visto che le rilevazioni territoriali sono tuttora in corso e non computano le necessità coperte da spezzoni e ore aggiuntive.
Dura la posizione del sindacato di fronte a quello che viene definito un “paradosso sistemico”. “Non siamo più di fronte a un’emergenza temporanea, ma a una condizione strutturale che si ripete ogni anno e che continua a essere affrontata con strumenti provvisori”, ha dichiarato Giuseppe D’Aprile, segretario generale della UIL Scuola.
Sotto accusa finisce anche l’ultima programmazione ministeriale, che per l’anno scolastico in corso ha previsto un incremento di appena 134 posti nell’organico di diritto, misura giudicata del tutto insufficiente dal sindacato rispetto ai reali bisogni degli istituti. La richiesta perentoria resta quella di un piano straordinario di stabilizzazione: convertire i posti attualmente in organico di fatto (con contratti in scadenza al 30 giugno) in organico di diritto, consentendo l’assunzione a tempo indeterminato dei docenti specializzati.
“Non si può continuare a parlare di inclusione senza affrontare il problema della stabilità degli insegnanti che ogni giorno devono garantirla. Una scuola precaria rende il paese precario”, ha concluso D’Aprile, richiamando le istituzioni alla continuità didattica come primo vero tassello per una reale inclusione degli studenti con disabilità.