Educazione Affettiva a scuola, al via la campagna referendaria
Dal 6 agosto è ufficialmente aperta la campagna per il referendum abrogativo della legge 104/2026. Promossa da un comitato di cittadini, esponenti della cultura e del mondo della scuola, la

Dal 6 agosto è ufficialmente aperta la campagna per il referendum abrogativo della legge 104/2026. Promossa da un comitato di cittadini, esponenti della cultura e del mondo della scuola, la mobilitazione punta a cancellare integralmente il provvedimento sul consenso informato promosso dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, approvato in via definitiva dal Senato lo scorso 4 giugno.
La nuova legge fissa paletti particolarmente stringenti per i percorsi formativi dedicati all’affettività e alla sessualità negli istituti italiani. Il provvedimento stabilisce infatti il divieto assoluto per questi interventi all’interno delle scuole dell’infanzia e delle primarie. Per quanto riguarda le scuole secondarie, la norma ne limita fortemente l’applicazione introducendo l’obbligo di un’autorizzazione scritta da parte delle famiglie e prevedendo l’esclusione automatica dagli incontri per tutti gli studenti privi del consenso dei genitori.
La FLC CGIL si è schierata apertamente contro la misura fin dai primi passaggi parlamentari, denunciando una pesante regressione sul diritto delle nuove generazioni a una formazione laica, pluralista e orientata allo sviluppo armonico della persona. Secondo il sindacato, l’educazione all’affettività costituisce un elemento imprescindibile per la salute, il benessere e la gestione delle relazioni, motivo per cui dovrebbe essere garantita universalmente a tutte le alunne e a tutti gli alunni fin dall’infanzia, senza subire ingerenze nell’autonomia scolastica e nella libertà d’insegnamento.
L’iniziativa popolare mira a restituire agli istituti la piena facoltà di inserire liberamente questi moduli nei Piani triennali dell’Offerta Formativa (PTOF). Per poter sottoporre il quesito abrogativo alla popolazione, come stabilito dall’articolo 75 della Costituzione, i promotori dovranno ora raccogliere almeno 500.000 firme entro i termini previsti.