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Docenti di sostegno, emergenza economica e sociale: l’appello del CNDDU al Ministero

La condizione economica e sociale dei docenti di sostegno rappresenta ormai una vera e propria emergenza strutturale sulla quale è necessario intervenire “qui ed ora”. A lanciare l’allarme è il

Docenti di sostegno, emergenza economica e sociale: l’appello del CNDDU al Ministero
  • PublishedDicembre 27, 2025

La condizione economica e sociale dei docenti di sostegno rappresenta ormai una vera e propria emergenza strutturale sulla quale è necessario intervenire “qui ed ora”. A lanciare l’allarme è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che in una nota denuncia le gravi difficoltà affrontate da migliaia di insegnanti, in particolare da quelli di ruolo costretti a lavorare lontano dalla propria residenza.

Secondo il Coordinamento, le criticità spaziano dalla questione abitativa al progressivo impoverimento sociale e incidono direttamente sulla dignità del lavoro pubblico e sulla qualità dell’istruzione. Una situazione definita “non più rinviabile”, soprattutto alla luce delle condizioni economiche documentate in molte aree del Paese.

Il CNDDU sottolinea come, in diverse zone d’Italia, il costo dell’abitare assorba oltre il 40 per cento del reddito netto mensile, con punte che raggiungono il 60–65 per cento nelle grandi città. Un dato che si inserisce in un quadro europeo già critico e che, in Italia, appare aggravato dal paradosso di milioni di abitazioni vuote a fronte di quasi quattro milioni di persone in povertà abitativa. A ciò si aggiunge una dinamica salariale stagnante, con una retribuzione media annua lorda ferma intorno ai 33 mila euro, inferiore a quella di altri Paesi europei comparabili.

All’interno di questo scenario, la situazione dei docenti di ruolo fuorisede risulta particolarmente grave. Migliaia di insegnanti immessi in ruolo con la legge 107 del 2015 si trovano ancora oggi, a distanza di quasi dieci anni, lontani dalle proprie città di residenza. Quella che doveva essere una fase temporanea si è trasformata in una permanenza forzata, con pesanti ricadute sulla vita economica, familiare e personale.

Le conseguenze economiche sono, secondo il Coordinamento, evidenti e quantificabili: in un decennio molti docenti hanno speso tra i 70 mila e i 90 mila euro solo per l’affitto. A queste cifre si sommano i costi per utenze, trasporti, viaggi frequenti per mantenere i legami familiari e, in molti casi, la gestione di due domicili. Una condizione che rende di fatto impossibile risparmiare, investire o costruire una stabilità economica.

Il CNDDU parla apertamente di una “povertà silenziosa” che non sempre emerge nelle statistiche ufficiali, ma che si manifesta nella rinuncia quotidiana e nell’incertezza, con ricadute anche sul benessere psicologico e sulla qualità del lavoro svolto. Particolarmente significativa, secondo il Coordinamento, è la condizione dei docenti della classe di concorso A046, chiamati a insegnare diritto ed economia: una contraddizione evidente tra i valori trasmessi agli studenti e la fragilità economica vissuta dagli insegnanti stessi.

Le ripercussioni di questa situazione, evidenzia ancora la nota, non riguardano solo i singoli lavoratori ma l’intero sistema scolastico. Le difficoltà legate al costo della vita nelle sedi di servizio contribuiscono alla rinuncia ai ruoli, alla scarsa partecipazione ai concorsi in alcune aree del Paese e alla discontinuità didattica, rendendo la scuola “strutturalmente fragile”.

Alla luce di questo quadro, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani chiede un cambio di paradigma nella prossima contrattazione sulla mobilità interprovinciale per l’anno scolastico 2026. In particolare, viene richiesta una priorità assoluta per il rientro nei territori di residenza dei docenti immessi in ruolo con la legge 107/2015, come misura di riequilibrio e di giustizia amministrativa.

Il CNDDU ha infine rivolto un appello diretto al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché la questione venga inserita tra le priorità dell’agenda politica e contrattuale del Ministero. “Restituire dignità ai docenti – conclude il Coordinamento – significa investire nella stabilità delle comunità scolastiche, nella qualità dell’insegnamento e nella credibilità delle istituzioni. Il tempo delle attese è ormai concluso”.

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Autore

  • Valerio Di Fonso

    Nato a Sulmona nel 1993. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Linguistica e Tradizioni Letterarie. Ha frequentato la scuola di Giornalismo "M. Baldini" della LUISS a Roma nel biennio 2017/19. Giornalista professionista dal 2020, con esperienze presso "Il Tempo", "Mediapress", "Sky Sport", "TgrRai" e "IlGerme". Abilitato alla professione di docente sulla cdc A011