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Pagelle e ricorsi: così fallisce il patto educativo

Con la fine delle attività didattiche, come ogni anno, vengono pubblicate le pagelle scolastiche, ma insieme ai voti arrivano anche i ricorsi dei genitori. Un fenomeno in crescita che preoccupa

Pagelle e ricorsi: così fallisce il patto educativo
  • PublishedGiugno 16, 2025

Con la fine delle attività didattiche, come ogni anno, vengono pubblicate le pagelle scolastiche, ma insieme ai voti arrivano anche i ricorsi dei genitori. Un fenomeno in crescita che preoccupa esperti e docenti, mettendo in luce un problema più ampio: il fallimento del patto educativo tra generazioni.

A lanciare l’allarme è Narciso Mostarda, neuropsichiatra infantile, direttore generale del 118 ed ex direttore dell’ospedale San Camillo di Roma, in un’intervista rilasciata a Il Messaggero.

“Genitori adultescenti che non aiutano a crescere”

“Questo fenomeno, che è in aumento già da diversi anni, avviene perché è fallito ormai il patto educativo tra le generazioni. Prima un insegnante era visto come una figura di riferimento in continuità con la famiglia. Ora il suo ruolo è messo in discussione, così come quello della scuola”, spiega Mostarda.

Secondo lo specialista, il problema non sono i ragazzi, ma gli adulti, incapaci di assumersi il loro ruolo educativo. “Quelli che si possono definire adultescenti, uomini e donne rimasti adolescenti, che non aiutano i figli a diventare maturi. Anzi, continuano a scaricare sui giovani le colpe degli errori commessi dalle generazioni precedenti”.

Il ruolo della scuola e dei genitori di fronte all’insuccesso

Ma cosa può fare la scuola di fronte a questo scenario? Mostarda invita a non fare i “sindacalisti” dei propri figli quando ricevono un’insufficienza.

“Vuol dire dimostrare di essere incapaci di aiutarli a gestire il fallimento. La crescita passa anche dai giudizi negativi e dal superamento delle difficoltà. Davanti a un insuccesso, i genitori dovrebbero sostenere i figli, fargli capire che sbagliare è naturale e che esistono strade alternative per superare gli errori”.

Strade che si possono percorrere con l’aiuto di figure di riferimento: docenti, fratelli maggiori, educatori. Al contrario, semplificare tutto con atteggiamenti aggressivi e difensivi, porta i giovani a sviluppare comportamenti violenti o insicurezze persistenti.

“Dobbiamo far sì che nei giovani si sviluppino gli anticorpi emotivi necessari per affrontare frustrazioni e delusioni. Se invece li giustifichiamo sempre, dando la colpa ai docenti, alimentiamo una fragilità che rischia di diventare permanente”.

Ricostruire un dialogo tra scuola e famiglia

Infine, Mostarda ribadisce che la scuola deve tornare ad essere un luogo aperto, di dialogo sereno e condiviso tra insegnanti, studenti e famiglie.

“I genitori devono ricominciare a riconoscere la competenza educativa dei docenti. È lo stesso meccanismo che vediamo negli ospedali: si scatena la rabbia su chi si prende cura di noi. Bisogna ripartire dal patto educativo interrotto”.

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