Inclusione: boom di studenti con BES in Italia e UK
Cresce nel Regno Unito – ma anche in Italia – il numero di studenti con bisogni educativi speciali (SEND, Special Educational Needs and Disabilities), mettendo sotto pressione un sistema scolastico
Cresce nel Regno Unito – ma anche in Italia – il numero di studenti con bisogni educativi speciali (SEND, Special Educational Needs and Disabilities), mettendo sotto pressione un sistema scolastico sempre più chiamato a garantire inclusione, personalizzazione della didattica e supporto specialistico. Al centro della questione ci sono, come sempre, gli insegnanti, spesso lasciati soli a gestire classi complesse e carichi di lavoro in aumento.
Regno Unito: quasi mezzo milione di nuove diagnosi SEND previste
Secondo recenti dati raccolti sul territorio britannico, il numero di alunni classificati come SEND è in costante aumento. Ad oggi, oltre 1,7 milioni di studenti rientrano in questa categoria – quasi uno su cinque – e le proiezioni parlano di mezzo milione di nuovi casi entro l’anno prossimo.
Questo incremento non è dovuto solo a un aumento delle difficoltà, ma anche a una maggiore consapevolezza da parte delle famiglie, che sempre più spesso si rivolgono a professionisti per ottenere una valutazione e avviare un percorso di supporto individualizzato (EHCP – Education, Health and Care Plan). Tuttavia, ottenere un piano formale può richiedere oltre sei mesi di attesa, lasciando molte famiglie – e molti insegnanti – senza risposte immediate.
Docenti tra inclusione e carenza di risorse
Per gli insegnanti britannici la situazione è particolarmente complessa. Da un lato, le scuole sono formalmente dotate di strumenti per garantire l’inclusione degli studenti SEND; dall’altro, le risorse non sono sufficienti e il reclutamento di personale specializzato procede a rilento. Il risultato è che molti docenti si trovano a fronteggiare situazioni difficili senza formazione adeguata, né un adeguato supporto istituzionale.
Secondo i dati, solo 638.700 studenti con bisogni speciali dispongono attualmente di un piano EHCP attivo. Dietro ogni numero, però, c’è una realtà scolastica in cui l’inclusione resta una sfida quotidiana.
Italia: aumentano i DSA, ma i docenti chiedono più formazione
Anche in Italia si registra una crescita significativa degli studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Secondo gli ultimi dati del MIM, sono oltre 350 mila gli alunni certificati, pari al 6% della popolazione scolastica. La legge 170 del 2010 ha posto le basi per una didattica più inclusiva, ma oggi il dibattito si concentra sulla qualità dell’intervento.
Alle scuole superiori, i numeri sono ancora più significativi: oltre 192 mila studenti, circa il 7% degli iscritti, seguono un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Ma proprio i docenti, chiamati a tradurre in pratica l’inclusione, lamentano una formazione ancora insufficiente. Un sondaggio dell’Associazione Italiana Dislessia rivela che il 35% delle famiglie e il 36% degli studenti ritengono che gli insegnanti non siano adeguatamente preparati per affrontare i bisogni educativi speciali.
Insegnanti in prima linea, ma servono strumenti concreti
Quello che emerge sia nel contesto britannico che in quello italiano è un quadro chiaro: gli insegnanti sono il perno dell’inclusione, ma non possono essere lasciati soli. Senza un investimento serio in formazione, risorse e supporto professionale, il rischio è che la crescente domanda di personalizzazione si trasformi in un sovraccarico insostenibile per il personale scolastico.
Il sistema scolastico è chiamato a rispondere con prontezza, ma soprattutto con competenza, a una realtà che evolve rapidamente e che mette in gioco il diritto allo studio di tutti gli studenti – ma anche la serenità e l’efficacia del lavoro degli insegnanti.