Un bonus punti per frenare la fuga dei docenti dai comuni montani
Un incentivo concreto per contrastare il cronico turnover delle cattedre e garantire stabilità didattica negli istituti più isolati del Paese. È la ratio al centro della nuova bozza di decreto

Un incentivo concreto per contrastare il cronico turnover delle cattedre e garantire stabilità didattica negli istituti più isolati del Paese. È la ratio al centro della nuova bozza di decreto presentata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che introduce una corsia preferenziale nei punteggi per docenti e personale ATA in servizio nei plessi dei comuni montani. Il provvedimento attua la legge 131/2025 e punta a frenare l’esodo sistematico del personale verso le scuole di pianura.
Il meccanismo, come segnalato dalla FLC CGIL, riprende la struttura già sperimentata per le piccole isole, ma fissa requisiti rigorosi sulla presenza effettiva in aula per evitare abusi o rendite di posizione.
Come funziona il meccanismo dei punteggi
Per ottenere il beneficio non basterà la semplice titolarità formale della cattedra o del contratto. I dirigenti di Viale Trastevere hanno chiarito che i vantaggi saranno riconosciuti esclusivamente a chi accumulerà almeno 180 giorni di servizio all’anno, di cui un minimo di 120 dedicati all’attività didattica effettiva. Vengono così escluse dalla maturazione della quota maggiorata le assenze prolungate o i congedi di lunga durata.
A partire dall’anno scolastico 2027/28, le premialità saranno così distribuite:
- Mantenimento annuale: 6 punti aggiuntivi per ogni anno scolastico svolto rispettando le soglie di presenza prescritte.
- Premio continuità: un extra di 10 punti per chi garantisce la permanenza nello stesso istituto per un quinquennio consecutivo.
- Anni successivi al quinto: un ulteriore incremento di 3 punti per ciascun anno di permanenza oltre la quinta annualità.
L’estensione al personale ATA
La novità rilevante emersa durante il confronto tecnico riguarda il perimetro dei beneficiari. Se la prima stesura del decreto limitava la misura ai soli insegnanti, il richiamo normativo al “personale scolastico” ha imposto l’inclusione di collaboratori scolastici e assistenti amministrativi. Per il personale ATA, il punteggio potenziato andrà a pesare direttamente sulle graduatorie permanenti provinciali e sui relativi elenchi d’istituto, premiando in modo uniforme chi sceglie di presidiare i presidi scolastici delle aree interne.