Insegnanti

In cattedra a 19 anni: il professore più giovane d’Italia tra studio, insegnamento e intelligenza artificiale

Ha solo diciannove anni ed è già di ruolo nella scuola italiana. È uno dei docenti più giovani del Paese e la sua storia continua a far discutere e riflettere

In cattedra a 19 anni: il professore più giovane d’Italia tra studio, insegnamento e intelligenza artificiale
  • PublishedDicembre 30, 2025

Ha solo diciannove anni ed è già di ruolo nella scuola italiana. È uno dei docenti più giovani del Paese e la sua storia continua a far discutere e riflettere sul futuro dell’insegnamento. Dopo il diploma conseguito in un istituto del Messinese, il giovane insegnante tecnico-pratico ha lasciato la Sicilia per trasferirsi in Veneto, dove oggi insegna in una scuola della provincia di Vicenza. Parallelamente, è iscritto a due corsi di laurea: ingegneria informatica ed economia.

In un’intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, il docente ha raccontato i primi mesi in cattedra, segnati da un’accoglienza positiva e da un inserimento più semplice del previsto. «Per fortuna ho trovato subito casa e un clima accogliente a scuola, anche grazie al corpo docente e a tutto il personale. Questi aspetti hanno reso l’ambientamento più semplice», ha spiegato.

Il rapporto con gli studenti

La giovane età potrebbe sembrare un ostacolo, ma per lui è diventata una risorsa. «Mi aiuta il modo in cui mi pongo: spiego ai ragazzi che sono lì per aiutarli, non per alzare muri. Cerco di far capire che, pur essendo giovane anch’io, sono comunque un docente con delle responsabilità», racconta. Un approccio che sembra funzionare: «Gli studenti lo capiscono, non me lo fanno pesare e anzi mi danno molte soddisfazioni».

La motivazione degli alunni resta il suo obiettivo principale. «Sono contento quando vedo uno studente o una studentessa metterci del suo e risolvere un problema per passione, non per obbligo. Il compito di noi professori è agevolare questo approccio curioso a tutte le materie».

Intelligenza artificiale e spirito critico

Ampio spazio anche al tema delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale a scuola. «Insegno ai miei studenti, dalle prime alle quinte, a usare l’IA in modo consapevole, con molta attenzione agli aspetti etici», spiega. «È uno strumento potentissimo che non deve diventare un sostituto dell’uomo: il rischio è perdere spirito critico e la capacità di mettere in discussione le risposte che ci vengono fornite».

Nel suo percorso educativo, rivaluta anche strumenti tradizionali come i rimproveri. «Da studente non li apprezzavo, ma oggi ho capito che possono essere molto utili se fatti in modo costruttivo. È fondamentale aiutare gli studenti a comprendere i propri errori».

Come si diventa docenti a 19 anni

L’assunzione a tempo indeterminato a soli 19 anni ha inevitabilmente sollevato polemiche, soprattutto tra i precari storici con anni di supplenze alle spalle. Tuttavia, la normativa lo consente: i diplomati degli istituti professionali possono inserirsi direttamente nelle graduatorie per le supplenze e partecipare ai concorsi pubblici per insegnanti tecnico-pratici.

Una possibilità che sarebbe dovuta scadere alla fine del 2025, ma che è stata prorogata fino al 31 dicembre 2026 grazie a un emendamento al decreto legge 127 del 9 settembre scorso, il cosiddetto decreto Maturità. C’è dunque ancora poco più di un anno di tempo, per chi è in possesso del solo diploma, per intraprendere la strada dell’insegnamento tecnico-pratico.

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Autore

  • Valerio Di Fonso

    Nato a Sulmona nel 1993. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Linguistica e Tradizioni Letterarie. Ha frequentato la scuola di Giornalismo "M. Baldini" della LUISS a Roma nel biennio 2017/19. Giornalista professionista dal 2020, con esperienze presso "Il Tempo", "Mediapress", "Sky Sport", "TgrRai" e "IlGerme". Abilitato alla professione di docente sulla cdc A011