Doppio canale di reclutamento, al Senato si chiude la discussione sul Ddl Bucalo: ora spazio agli emendamenti
Si è conclusa in VII Commissione Cultura al Senato la fase di discussione generale sul Disegno di Legge n. 545, noto come “Ddl Bucalo”, che interviene sul reclutamento dei docenti
Si è conclusa in VII Commissione Cultura al Senato la fase di discussione generale sul Disegno di Legge n. 545, noto come “Ddl Bucalo”, che interviene sul reclutamento dei docenti e sulla formazione del personale scolastico. Il presidente della Commissione, Roberto Marti, ha dichiarato formalmente chiusa la fase procedurale dopo il completamento del ciclo di audizioni e in assenza di ulteriori richieste di intervento. Dalla prossima settimana i lavori proseguiranno con l’esame degli emendamenti presentati al testo.
La proposta legislativa, a prima firma della senatrice Carmela Bucalo di Fratelli d’Italia, punta a reintrodurre il cosiddetto “doppio canale” di reclutamento per i docenti precari della scuola pubblica. In base all’impianto del disegno di legge, il 50% delle immissioni in ruolo verrebbe effettuato attingendo alle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (Gps), estendendo il meccanismo anche ai posti comuni, mentre l’altra metà continuerebbe a essere coperta tramite i concorsi ordinari.
L’obiettivo dichiarato è quello di rendere strutturale il canale delle Gps, superando la logica degli interventi straordinari adottati negli ultimi anni per far fronte alla carenza di personale. Una posizione sostenuta con forza dall’Anief, che in sede parlamentare ha ribadito la necessità di stabilizzare il sistema.
Il modello proposto richiama quello delle storiche Graduatorie ad esaurimento (Gae), utilizzate per anni come strumento parallelo al concorso pubblico. Secondo il presidente nazionale del sindacato, Marcello Pacifico, il doppio canale rappresenterebbe un equilibrio tra abilitazione e merito. «Nel reclutamento da Gps sostegno – spiega – vengono assunti anche docenti privi di servizio. La logica è simile a quella delle Gae: chi possiede un titolo abilitante, anche senza esperienza, può essere immesso in ruolo in base alla posizione in graduatoria».
Il punteggio, determinato da titoli accademici e anni di servizio, stabilisce infatti l’ordine di assunzione. «Riteniamo che chi ha conseguito un’abilitazione valida non debba affrontare una sequenza infinita di concorsi per ottenere il ruolo – aggiunge Pacifico –. La priorità spetta a chi ha più titoli o maggiore anzianità, ma anche i neoabilitati devono poter accedere stabilmente al sistema».