Concorsi PNRR, docenti idonei contro la paralisi delle immissioni in ruolo: coinvolta anche la Commissione europea
Continua la “battaglia” dei docenti idonei dei concorsi PNRR1 e PNRR2 per ottenere il riconoscimento del diritto all’immissione in ruolo. Negli ultimi giorni, il confronto ha assunto una dimensione europea,
Continua la “battaglia” dei docenti idonei dei concorsi PNRR1 e PNRR2 per ottenere il riconoscimento del diritto all’immissione in ruolo.
Negli ultimi giorni, il confronto ha assunto una dimensione europea, con l’interessamento diretto della Commissione europea, alla quale i docenti hanno chiesto di verificare se le attuali procedure italiane siano coerenti con le norme UE e con le condizioni previste per l’uso dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
“Posti vacanti, scorrimenti bloccati”: la denuncia dei docenti
“Il Governo italiano – scrivono infatti questi docenti in un loro ampio comunicato – ha annunciato l’assunzione di 70.000 docenti come obiettivo strategico del PNRR. Tuttavia, i dati ufficiali mostrano una realtà profondamente diversa: molti dei posti autorizzati non sono stati effettivamente coperti e migliaia di cattedre rimangono vacanti”.
Secondo quanto riportato, lo scorrimento delle graduatorie risulta di fatto bloccato. Anche in presenza di rinunce entro il 30%, non si procede alla surroga dei posti, con la conseguenza che molte cattedre rimangono inutilizzate, pur essendo autorizzate.
Inoltre, viene evidenziato un problema di sovrapposizione tra le graduatorie: molti vincitori del concorso PNRR2 compaiono anche nell’integrazione del 30% del PNRR1. Avendo già accettato il ruolo, non vengono però depennati, impedendo l’accesso agli altri candidati idonei. Questo duplice blocco genera una paralisi del sistema e contraddice gli obiettivi del PNRR, che mirano alla stabilizzazione del personale scolastico.
La risposta della Commissione europea: “Nessun vincolo agli scorrimenti”
“Le autorità italiane – scrivono i docenti in una lettera indirizzata alla Commissione – giustificano il mancato scorrimento sostenendo che ciò sarebbe impedito da vincoli imposti dall’Unione Europea. Tuttavia, mai da parte della Commissione è giunta una conferma ufficiale in tal senso”.
In risposta, Europe Direct Contact Centre – il centro informativo europeo che raccoglie segnalazioni dai cittadini UE – ha ribadito che:
“Il PNRR non finanzia direttamente le assunzioni, ma sostiene l’adozione di una riforma del processo di selezione e qualificazione proposta dall’Italia, finalizzata anche all’assunzione di nuovi docenti”.
Inoltre, viene chiarito che:
“Il 30% delle nuove assunzioni tramite concorsi pubblici sarà riservato a docenti con almeno 36 mesi di esperienza di insegnamento a tempo determinato, per limitare l’abuso dei contratti a termine”.
La Commissione: “Nessun obbligo per l’Italia di assumere a tempo indeterminato”
Pur sollecitando misure per limitare il precariato, la Commissione sottolinea:
“La Commissione europea non ha competenza diretta per imporre all’Italia di assumere insegnanti a tempo indeterminato, né per determinare le modalità del reclutamento.
Spetta esclusivamente agli Stati membri decidere come adempiere all’obbligo di evitare abusi nei contratti a termine”.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha più volte chiarito che l’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato:
- Non impone la trasformazione automatica dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato
- Lascia agli Stati membri la libertà di scelta su come contrastare l’abuso
- Consente all’UE, nel settore dell’istruzione, solo di sostenere e coordinare, non di sostituirsi alle competenze nazionali
Procedura di infrazione ancora in corso contro l’Italia
In merito alla reiterazione dei contratti a tempo determinato, la Commissione ha ricordato che:
“È tuttora in corso una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, per la mancata applicazione della regola comunitaria che vieta l’abuso dei contratti a termine”.
Conclusioni: tutto fermo, e la responsabilità resta agli Stati
Nulla cambia, dunque, rispetto a quanto già dichiarato in passato dalla Commissione:
“Ogni Stato membro ha la piena responsabilità delle proprie scelte in materia di reclutamento scolastico, compresi tempi, modalità e criteri per l’assunzione degli insegnanti”.