Come nasce una cattedra: organico di diritto e organico di fatto
Ogni anno migliaia di insegnanti attendono con ansia la pubblicazione dei posti disponibili per le immissioni in ruolo e le supplenze. Ma da dove nasce, concretamente, una cattedra? E perché
Ogni anno migliaia di insegnanti attendono con ansia la pubblicazione dei posti disponibili per le immissioni in ruolo e le supplenze. Ma da dove nasce, concretamente, una cattedra? E perché alcuni posti vengono destinati ai concorsi, altri alle supplenze annuali e altri ancora scompaiono da un anno all’altro?
Dietro ogni incarico assegnato a settembre c’è un lungo percorso amministrativo che inizia molti mesi prima dell’avvio delle lezioni e coinvolge Ministero dell’Istruzione e del Merito, Uffici scolastici regionali e provinciali, dirigenti scolastici e istituzioni locali.
Il punto di partenza: l’organico di diritto
La prima tappa è la definizione dell’organico di diritto, cioè il numero di cattedre considerate stabili e necessarie per garantire il regolare funzionamento delle scuole.
Ogni primavera il Ministero autorizza il contingente dei posti, tenendo conto di diversi fattori: il numero degli studenti iscritti, gli indirizzi di studio, il tempo scuola, gli eventuali accorpamenti o soppressioni di istituti e le risorse disponibili.
In questa fase vengono individuate le cattedre che, almeno sulla carta, hanno carattere stabile e possono essere utilizzate anche per le immissioni in ruolo.
Quando entra in gioco l’organico di fatto
L’estate, però, modifica spesso il quadro iniziale.
Nuove iscrizioni, trasferimenti di studenti, esigenze di sostegno, sdoppiamenti di classi o variazioni dell’orario possono rendere necessario aumentare il numero dei posti rispetto a quelli previsti in primavera.
Nasce così l’organico di fatto, che integra quello di diritto con le esigenze emerse successivamente. Sono posti indispensabili per garantire il servizio scolastico, ma che, salvo specifiche disposizioni normative, non vengono utilizzati per le assunzioni a tempo indeterminato.
È proprio da questo organico che ogni anno derivano migliaia di supplenze fino al 30 giugno.
I posti vacanti e quelli disponibili
Nel linguaggio della scuola si sente spesso parlare di posti “vacanti” e “disponibili”. Non sono sinonimi.
Un posto è vacante quando non è occupato da un docente titolare.
È invece disponibile quando può essere effettivamente assegnato perché libero per l’intero anno scolastico.
Questa distinzione è fondamentale perché incide sulle modalità di copertura dei posti e sul tipo di contratto che può essere stipulato.
Il ruolo degli Uffici scolastici
Una volta definito il quadro degli organici, entrano in azione gli Uffici scolastici regionali e quelli provinciali.
Sono loro a verificare i pensionamenti, i trasferimenti, i passaggi di ruolo e di cattedra, le assegnazioni provvisorie e tutti quei movimenti che modificano la disponibilità dei posti.
Terminata questa fase, vengono pubblicati gli elenchi delle cattedre disponibili, base di partenza per le successive operazioni di reclutamento.
Prima le immissioni in ruolo
Le cattedre autorizzate per le assunzioni vengono assegnate secondo il contingente definito annualmente dal Ministero.
Le nomine attingono dalle graduatorie previste dalla normativa: concorsi, Graduatorie a esaurimento e, per il sostegno, anche dalle GPS di prima fascia nei casi stabiliti dalla legge.
Solo dopo aver concluso le assunzioni a tempo indeterminato è possibile conoscere il numero reale dei posti ancora liberi.
Poi le supplenze
Le cattedre rimaste senza titolare vengono utilizzate per le nomine a tempo determinato.
Le supplenze possono avere durata fino al 31 agosto, quando riguardano posti vacanti e disponibili, oppure fino al 30 giugno, quando si riferiscono a posti disponibili ma non vacanti o ad altre esigenze dell’organizzazione scolastica.
A queste si aggiungono le supplenze brevi, necessarie per sostituire temporaneamente docenti assenti per malattia, maternità, aspettativa o altri motivi.
Cattedre interne, esterne e spezzoni
Non tutti gli incarichi hanno la stessa struttura.
La soluzione più semplice è la cattedra interna (COI), composta interamente all’interno dello stesso istituto.
Quando le ore non sono sufficienti, gli Uffici scolastici possono costituire una cattedra orario esterna (COE), che obbliga il docente a prestare servizio in due o, in alcuni casi, tre scuole diverse.
Esistono poi gli spezzoni orario, incarichi inferiori all’orario completo che possono essere integrati con altri spezzoni compatibili.
Il sostegno segue regole particolari
Sul sostegno il percorso è ancora più complesso.
Oltre ai posti previsti in organico di diritto, ogni anno vengono autorizzati numerosi posti in deroga, richiesti per garantire agli alunni con disabilità il numero di ore ritenuto necessario.
Questi posti vengono definiti dopo il lavoro svolto dalle scuole e dagli organismi competenti e rappresentano una parte consistente delle supplenze assegnate ogni anno.
Perché una cattedra può sparire
Può capitare che una cattedra presente un anno non venga più confermata l’anno successivo.
Le cause possono essere diverse: diminuzione degli iscritti, accorpamento di classi, modifica dell’offerta formativa, cambiamenti nell’organizzazione scolastica o revisione degli organici.
Al contrario, un aumento della popolazione scolastica o l’attivazione di nuovi indirizzi possono determinare la nascita di nuove cattedre.
Un sistema in continuo movimento
Dietro ogni nomina non c’è soltanto una graduatoria, ma un complesso lavoro di programmazione che si sviluppa per mesi. Organici, mobilità, pensionamenti, esigenze delle scuole e autorizzazioni ministeriali si intrecciano fino a definire il numero effettivo dei posti disponibili.
È solo al termine di questo percorso che una cattedra “prende forma” e può essere assegnata a un docente, prima con un contratto a tempo indeterminato, se ne ricorrono le condizioni, oppure attraverso una supplenza. Un meccanismo articolato che, ogni estate, mette in moto una delle più grandi operazioni di reclutamento della pubblica amministrazione italiana.