Bilancio, Avs destina la propria quota ai precari della ricerca: tre milioni in due anni
Nel dibattito sulla Legge di Bilancio, Alleanza Verdi e Sinistra sceglie di indirizzare la propria quota di risorse a favore dei precari della ricerca. Ad annunciarlo è Elisabetta Piccolotti, deputata
Nel dibattito sulla Legge di Bilancio, Alleanza Verdi e Sinistra sceglie di indirizzare la propria quota di risorse a favore dei precari della ricerca. Ad annunciarlo è Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs, che in una nota critica una Manovra giudicata sbilanciata sugli armamenti e penalizzante per scuola e università.
«In una Manovra che investe tutto in armamenti e taglia risorse a scuola e università, ci è sembrato giusto dare un segnale concreto del Paese che vogliamo», afferma Piccolotti. La parlamentare riconosce che lo stanziamento — circa tre milioni di euro in due anni — rappresenta «solo una goccia nel mare» rispetto alla vastità del problema della precarietà nel settore della ricerca.
Le risorse a disposizione delle opposizioni
Come spiega la deputata, con l’approvazione della Legge di Bilancio viene messa a disposizione delle opposizioni una quota limitata di fondi. «Parliamo di pochi milioni di euro, spiccioli rispetto alle decine di miliardi gestite dalla Manovra», sottolinea. Per il secondo anno consecutivo, Avs ha deciso di destinare tali risorse alla stabilizzazione dei precari del Consiglio Nazionale delle Ricerche, protagonisti nei mesi scorsi di una protesta simbolica con l’occupazione della sede romana.
L’emergenza della precarietà nella ricerca
La scelta, secondo Piccolotti, intende richiamare l’attenzione su una situazione strutturale spesso ignorata. «In Italia ci sono oltre 4.000 persone negli enti di ricerca e almeno 20.000 nelle università che rischiano di dover cambiare lavoro o lasciare il Paese», afferma la deputata, evidenziando come molti di questi lavoratori abbiano superato i quarant’anni.
Una condizione che, secondo Avs, contribuisce al fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli”, spesso denunciato solo a posteriori. «Di loro nessuno si preoccupa fino a quando non finiscono nelle statistiche», osserva Piccolotti, ribadendo la necessità di interventi strutturali e non emergenziali.
Un segnale politico
Pur riconoscendo i limiti dell’intervento, la deputata rivendica il valore politico della scelta. «Abbiamo deciso di fare la nostra parte», conclude, auspicando un cambio di rotta nelle future politiche di bilancio e una maggiore attenzione alla ricerca pubblica e alla stabilità occupazionale di chi vi lavora.