Dai Sindacati

Scuole roventi, solo il 7,4% ha l’aria condizionata: i dati smentiscono l’ottimismo del ministro

«Stiamo affrontando anche il tema dei condizionatori, perché con gli investimenti enormi che abbiamo fatto in questi anni, grazie anche ai fondi Pnrr, sono sempre più numerose le scuole dotate

Scuole roventi, solo il 7,4% ha l’aria condizionata: i dati smentiscono l’ottimismo del ministro
  • PublishedGiugno 25, 2026

«Stiamo affrontando anche il tema dei condizionatori, perché con gli investimenti enormi che abbiamo fatto in questi anni, grazie anche ai fondi Pnrr, sono sempre più numerose le scuole dotate di aria condizionata». Con queste parole, pronunciate il 18 giugno alla vigilia degli esami di maturità, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva rivendicato i progressi compiuti sul fronte del comfort climatico negli edifici scolastici.

A raccontare una situazione ben diversa, però, sono gli stessi dati pubblicati dal Ministero. Secondo gli open data disponibili, soltanto il 7,42% delle scuole italiane è dotato di un impianto di condizionamento e ventilazione. Una percentuale che evidenzia come la maggior parte degli studenti e del personale scolastico continui a trascorrere le giornate in aule spesso inadatte ad affrontare le temperature sempre più elevate causate dal cambiamento climatico.

La classifica delle regioni

Anche osservando le regioni considerate più virtuose, il quadro resta tutt’altro che rassicurante. Le Marche guidano la graduatoria nazionale, ma con appena il 26,4% degli istituti scolastici climatizzati. Seguono la Sardegna con il 15,7%, il Veneto con il 9,7%, l’Emilia-Romagna con il 7,8%, la Valle d’Aosta con il 7,7%, Calabria e Liguria con il 6,6% e la Lombardia con il 6,4%.

Percentuali che mostrano come, anche nelle realtà migliori, la presenza di impianti di climatizzazione resti un’eccezione più che una regola.

Maturità sotto i 40 gradi

Le conseguenze si fanno sentire soprattutto in questi giorni, mentre migliaia di studenti affrontano gli esami di Stato in condizioni climatiche difficili. Le segnalazioni provenienti da diverse parti d’Italia raccontano di aule che raggiungono temperature molto elevate, in alcuni casi vicine ai 40 gradi.

Emblematico il caso di un istituto superiore di Catania, dove il vicepreside, che preferisce restare anonimo, ha acquistato personalmente cinque grandi ventilatori per alleviare le condizioni delle commissioni impegnate negli esami.

La situazione riguarda anche le scuole dell’infanzia, aperte fino al 30 giugno, dove bambini e personale continuano a frequentare edifici spesso privi di adeguati sistemi di raffrescamento.

Il caldo entra nel dibattito politico

Per sindacati e osservatori, la questione non può più essere considerata un semplice problema organizzativo. Il cambiamento climatico, sostengono, impone una riflessione politica sulle condizioni di lavoro e di apprendimento nelle scuole.

«Ogni anno, con l’arrivo di estati sempre più precoci, migliaia di aule scolastiche italiane raggiungono e superano le soglie di temperatura previste dalla legge», denuncia Graziamaria Pistorino, segretaria nazionale della Flc Cgil. «Aule con venti, venticinque o oltre trenta studenti al loro interno per almeno sei ore consecutive».

Secondo la dirigente sindacale, esiste una evidente disparità rispetto ad altri luoghi di lavoro. «Mentre la maggior parte degli uffici pubblici e privati dispone di impianti di climatizzazione, le scuole continuano a esserne prive. Migliaia di studenti e lavoratori sono esclusi da una tutela garantita praticamente ovunque».

Una situazione che, aggiunge Pistorino, coinvolge non solo il diritto alla salute, ma anche la qualità dell’apprendimento e la dignità delle persone. Gli edifici scolastici, progettati in un contesto climatico ormai superato, risultano sempre meno adeguati alle temperature attuali, con una tendenza destinata a peggiorare negli anni.

Le richieste della Flc Cgil

Di fronte a questo scenario, il sindacato chiede un intervento strutturale. Tra le proposte avanzate figurano un piano straordinario di adeguamento climatico degli edifici scolastici con risorse dedicate, l’estensione esplicita alle aule delle norme sulla tutela della salute nei luoghi di lavoro e un monitoraggio sistematico delle temperature nelle classi durante i mesi più caldi, con obbligo di intervento al superamento delle soglie di stress termico.

Per la Flc Cgil, la mancata climatizzazione delle scuole non rappresenta soltanto un problema tecnico o finanziario, ma una precisa scelta politica che riflette il livello di attenzione riservato all’istruzione e alle nuove generazioni.

Pnrr, occasione mancata?

Il tema si intreccia inevitabilmente con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sebbene il Pnrr non prevedesse linee di finanziamento specifiche per la climatizzazione delle scuole e gli edifici siano di competenza degli enti locali, per molti osservatori avrebbe comunque rappresentato un’occasione per affrontare il problema.

Secondo Monica Fontana, responsabile dei dirigenti scolastici della Flc Cgil, il bilancio complessivo è deludente. «Le ingenti risorse stanziate non hanno risolto i problemi cronici di vetustà e inadeguatezza degli edifici scolastici. Ci troviamo con dotazioni tecnologiche avanzate in strutture che continuano a soffrire il freddo d’inverno e il caldo d’estate».

Fontana sottolinea inoltre come, nonostante oltre 30 miliardi di euro destinati alla Missione 4 del Pnrr per l’istruzione e la modernizzazione delle infrastrutture, i divari territoriali non siano stati ridotti. Al contrario, sostiene, rischiano di essersi ampliati.

«A pochi mesi dalla scadenza del Piano, meno della metà delle risorse assegnate risulta effettivamente spesa. Le aree che partivano da condizioni migliori e disponevano di personale qualificato sono riuscite a intercettare e utilizzare i fondi. I territori più fragili, invece, sono rimasti indietro. Il Nord avanza e il Sud arretra ancora».

Il caso Sicilia

Particolarmente critica la situazione in Sicilia. Adriano Rizza, segretario generale della Flc Cgil siciliana, parla di una condizione «paradossale» per le 705 scuole dell’isola.

«Molti edifici non sono attrezzati né per affrontare il freddo invernale né il caldo estivo», afferma. Le risorse del Pnrr, spiega, sono state utilizzate soprattutto per ridurre il divario tecnologico e informatico rispetto ad altre aree del Paese, lasciando in secondo piano gli interventi sugli impianti e sulle strutture.

Con temperature estive che raggiungono frequentemente i 35-36 gradi, le scuole sono costrette ad arrangiarsi con soluzioni temporanee. Un quadro che, secondo il sindacato, contrasta con gli obiettivi del Piano Estate promosso dal Ministero dell’Istruzione, che ha stanziato 300 milioni di euro per attività educative, ricreative e di socializzazione durante la pausa estiva.

«Molte scuole non dispongono degli impianti di climatizzazione necessari e manca anche il personale sufficiente», conclude Rizza. «Pensare di estendere le attività nei mesi più caldi senza affrontare queste criticità rischia di allontanarsi dalla realtà quotidiana vissuta da studenti e lavoratori della scuola».

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Autore

  • Valerio Di Fonso

    Nato a Sulmona nel 1993. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Linguistica e Tradizioni Letterarie. Ha frequentato la scuola di Giornalismo "M. Baldini" della LUISS a Roma nel biennio 2017/19. Giornalista professionista dal 2020, con esperienze presso "Il Tempo", "Mediapress", "Sky Sport", "TgrRai" e "IlGerme". Abilitato alla professione di docente sulla cdc A011