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Polemica sul censimento degli studenti palestinesi: la FLC CGIL chiede chiarimenti al Ministero

Scoppia la polemica nel mondo della scuola dopo l’avvio, da parte della Direzione Generale per gli Affari Internazionali del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), di una rilevazione sugli alunni

Polemica sul censimento degli studenti palestinesi: la FLC CGIL chiede chiarimenti al Ministero
  • PublishedGennaio 17, 2026

Scoppia la polemica nel mondo della scuola dopo l’avvio, da parte della Direzione Generale per gli Affari Internazionali del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), di una rilevazione sugli alunni palestinesi iscritti alle istituzioni scolastiche statali e paritarie per l’anno scolastico 2025/2026. La richiesta, indirizzata agli Uffici scolastici regionali e inoltrata alle scuole, prevede la raccolta di dati numerici sugli studenti presenti, con l’aggiunta di una sezione facoltativa dedicata a eventuali percorsi di inserimento o di affiancamento attivati dagli istituti.

Un’iniziativa che ha suscitato forti perplessità e critiche da parte della FLC CGIL, che contesta l’assenza di motivazioni chiare alla base della rilevazione. Secondo il sindacato, la nota ministeriale non esplicita le finalità della richiesta di dati, che peraltro – sottolinea la FLC – dovrebbero già essere nella disponibilità dell’amministrazione centrale.

A sollevare ulteriori interrogativi è soprattutto la scelta di circoscrivere l’indagine ai soli alunni palestinesi. “A che fine questa rilevazione e perché riguarda esclusivamente una specifica nazionalità?”, si chiede la FLC CGIL, che giudica la modalità adottata inaccettabile e potenzialmente discriminatoria. Anche qualora l’obiettivo fosse il monitoraggio delle azioni di inclusione, il sindacato ritiene che tale scopo non possa essere perseguito attraverso strumenti che rischiano di assumere “i contorni di una schedatura”.

La critica più dura riguarda proprio il riferimento all’identità nazionale degli studenti: per la FLC CGIL si tratta di un fatto “gravissimo”, in contrasto con i principi costituzionali e con la missione educativa della scuola pubblica. “Il MIM – afferma il sindacato – non può chiedere alle scuole azioni selettive, tanto meno su base etnica, perché estranee alle finalità costituzionali delle comunità educanti”.

Da qui la richiesta formale al Ministero di rendere immediatamente note le finalità del censimento e la diffida a qualsiasi uso improprio o discriminatorio dei dati raccolti. Una vicenda che apre un nuovo fronte di confronto tra amministrazione e rappresentanze del personale scolastico, e che promette di alimentare il dibattito sul delicato equilibrio tra monitoraggio istituzionale, tutela dei diritti e inclusione nelle scuole italiane.

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Autore

  • Valerio Di Fonso

    Nato a Sulmona nel 1993. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Linguistica e Tradizioni Letterarie. Ha frequentato la scuola di Giornalismo "M. Baldini" della LUISS a Roma nel biennio 2017/19. Giornalista professionista dal 2020, con esperienze presso "Il Tempo", "Mediapress", "Sky Sport", "TgrRai" e "IlGerme". Abilitato alla professione di docente sulla cdc A011