Dai Sindacati

La manovra riaccende la protesta: pronti 15mila tagli alla scuola in 3 anni. Sindacati in piazza a Roma

La scuola pubblica italiana si prepara a un nuovo mese di passione e mobilitazioni. Al centro della protesta ci sono le sforbiciate all’organico inserite nella Manovra di Bilancio 2027, giudicate

La manovra riaccende la protesta: pronti 15mila tagli alla scuola in 3 anni. Sindacati in piazza a Roma
  • PublishedNovembre 6, 2026

La scuola pubblica italiana si prepara a un nuovo mese di passione e mobilitazioni. Al centro della protesta ci sono le sforbiciate all’organico inserite nella Manovra di Bilancio 2027, giudicate «inaccettabili» dalle sigle sindacali. Se la misura non verrà corretta durante l’iter parlamentare della Finanziaria, l’istruzione statale andrà incontro a una riduzione di quasi 7.000 posti tra cattedre dell’autonomia e personale ATA, destinata a portare nelle casse dello Stato un risparmio annuo di 252 milioni di euro a partire dal 2028.

Per fermare il provvedimento, la fronte sindacale ha stabilito una serie di appuntamenti di protesta che prenderanno il via con il sit-in promosso unitariamente da CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e ANIEF in Piazza Vidoni a Roma l’11 novembre, dalle 14 alle 17. La mobilitazione proseguirà il 16 novembre con l’indizione di assemblee del personale in orario di servizio in tutti gli istituti del Paese, mentre la FLC CGIL scenderà in piazza in autonomia con una manifestazione nazionale programmata per il 20 novembre.

Se sommata ai prelievi stabiliti con la Manovra 2025, che aveva già tagliato 5.660 docenti e 2.174 ATA, la nuova sforbiciata porterebbe a circa 15mila posti persi nell’arco di soli tre anni scolastici. Un ridimensionamento progressivo che l’Italia affronta da una posizione di svantaggio, considerando che il Paese spende circa l’8% del bilancio pubblico per l’istruzione contro una media europea vicina al 10%. A sollevare forti perplessità è anche l’uso del calo demografico come motivazione per la riduzione del personale: per le organizzazioni dei lavoratori la diminuzione delle nascite dovrebbe essere l’occasione per abbattere il fenomeno delle classi sovraffollate e valorizzare i presìdi scolastici nelle aree interne, spesso ultimo baluardo contro lo spopolamento e la povertà educativa.

Sulla vicenda è intervenuto duramente Giuseppe D’Aprile, segretario generale della UIL Scuola RUA, sottolineando che la questione riguarda innanzitutto una scelta di priorità politiche. D’Aprile ha ribadito come non si possa continuare a considerare la scuola un settore su cui fare cassa, dal momento che meno organici significano maggiori carichi di lavoro, minori possibilità di stabilizzazione per gli oltre 200mila precari e maggiori difficoltà per le scuole dei territori più fragili. Il segretario ha inoltre evidenziato la contraddizione di un Governo che stanzia altri 20 milioni di euro per le scuole paritarie mentre riduce i posti nella scuola statale, ricordando che anche sul fronte del caro-libri la risposta non deve risiedere nello scontro tra digitale e cartaceo, bensì nel garantire la gratuità dei testi a tutte le famiglie.

Sulla norma è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che al Question Time ha espresso l’intenzione di lavorare insieme al Parlamento per reperire le risorse ed eliminare i tagli dal testo definitivo. Un impegno apprezzato dai sindacati ma che dovrà ora trovare conferma nei decreti finali, mentre la pressione delle piazze resta alta.

Autore

  • Valerio Di Fonso

    Nato a Sulmona nel 1993. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Linguistica e Tradizioni Letterarie. Ha frequentato la scuola di Giornalismo "M. Baldini" della LUISS a Roma nel biennio 2017/19. Giornalista professionista dal 2020, con esperienze presso "Il Tempo", "Mediapress", "Sky Sport", "TgrRai" e "IlGerme". Abilitato alla professione di docente sulla cdc A011