Rapporto OCSE, UIL Scuola: “All’Italia mancano 7 miliardi di investimenti per allinearsi alla media europea”
Un divario strutturale che rischia di penalizzare il futuro dell’istruzione e il valore del personale docente. Secondo le elaborazioni svolte dalla UIL Scuola sui dati ufficiali del recente rapporto OCSE

Un divario strutturale che rischia di penalizzare il futuro dell’istruzione e il valore del personale docente. Secondo le elaborazioni svolte dalla UIL Scuola sui dati ufficiali del recente rapporto OCSE Education at a Glance (convertiti in euro tramite i parametri della Banca Mondiale), l’Italia versa in una condizione di netto ritardo negli investimenti destinati alla scuola statale rispetto al panorama europeo e internazionale.
Il nodo delle risorse: solo il 2,7% del PIL contro la media OCSE del 3%
In Italia la spesa destinata all’istruzione si attesta al 2,7% del PIL (calcolato in dollari USA a parità di potere d’acquisto), a fronte di una media OCSE del 3%. Un divario apparentemente contenuto in percentuale, ma che in termini economici reali equivale a un vuoto d’investimento pari a circa 7 miliardi di euro.
A fare la differenza sono i confronti diretti con altri Paesi dell’Unione Europea: se la Spagna destina all’istruzione il 2,8% del PIL, nazioni come la Svezia arrivano fino al 3,8%.
“Non possiamo pretendere una scuola al livello degli altri Paesi europei continuando a investire meno“, ha dichiarato Giuseppe D’Aprile, Segretario Generale della UIL Scuola. “Con un investimento aggiuntivo di sette miliardi sulla scuola statale si potrebbero aumentare le retribuzioni, stabilizzare migliaia di precari trasformando i posti dall’organico di fatto all’organico di diritto, ridurre il numero di alunni per classe, potenziare il tempo pieno e sostenere gli istituti delle aree interne“.
La forbice stipendiale: in Spagna e Germania retribuzioni nettamente superiori
Uno dei punti critici evidenziati dall’analisi riguarda le retribuzioni dei docenti, segnate da un netto svantaggio sia nel confronto internazionale sia in quello interno con altre categorie di lavoratori qualificati:
- Confronto internazionale: Un docente della scuola primaria ad inizio carriera in Spagna guadagna circa il 48% in più rispetto a un collega italiano, divario che sale a oltre il doppio se confrontato con la Germania. A fine carriera, la retribuzione di un insegnante spagnolo rimane superiore di circa il 45%.
- Confronto interno: In Italia un insegnante della primaria percepisce il 36% in meno rispetto alla media dei laureati impiegati in altri settori lavorativi; per la scuola secondaria di secondo grado la differenza negativa si attesta al 29%.
Le richieste al Governo in vista della manovra economica
Nonostante i passi in avanti segnati con il rinnovo contrattuale 2025-2027, la UIL Scuola sottolinea come la contrattazione collettiva non possa da sola compensare un deficit finanziario storico e strutturale.
Per questa ragione, il sindacato ribadisce la necessità di compiere una scelta politica netta: sottrarre il sistema scolastico ai vincoli di bilancio e garantire un capitolo di spesa dedicato all’istruzione con risorse certe e continue già a partire dalla prossima Legge di Bilancio.