Codice disciplinare dei docenti ancora bloccato: la denuncia della Flc-Cgil
Ancora nulla di fatto sul fronte della contrattualizzazione del codice disciplinare per i docenti. A differenza del personale ATA e dei dirigenti scolastici, per gli insegnanti italiani continua a mancare
Ancora nulla di fatto sul fronte della contrattualizzazione del codice disciplinare per i docenti. A differenza del personale ATA e dei dirigenti scolastici, per gli insegnanti italiani continua a mancare un quadro normativo chiaro e condiviso. Il tema, già rinviato nei due precedenti contratti collettivi a specifiche “sequenze contrattuali” poi mai avviate, è nuovamente escluso dalla trattativa in corso per il rinnovo del CCNL 2022/2024.
A denunciarlo è Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc-Cgil, intervistata da La Tecnica della Scuola. Secondo la sindacalista, i motivi dell’impasse sono strutturali:
“Non ci sono margini per regolare contrattualmente la materia, a causa dei forti limiti normativi imposti dalla legge Madia, che contestiamo fin dal 2008”, spiega Fracassi.
Al centro della critica c’è il potere del dirigente scolastico di sospendere dal servizio un docente fino a 10 giorni, una prerogativa unica nel panorama del pubblico impiego. “Negli altri settori – sottolinea – il responsabile può infliggere al massimo un rimprovero verbale”. E manca, aggiunge, un organismo di garanzia che verifichi se la sanzione riguardi effettivamente una trasgressione disciplinare e non l’autonomia didattica, principio tutelato dall’articolo 33 della Costituzione.
Nel frattempo, le trattative sindacali si sono concentrate su altri aspetti, come le relazioni sindacali, le scuole italiane all’estero e le tabelle retributive, che Fracassi definisce “un segno evidente della scarsità delle risorse stanziate”. Alla vigilia della legge di bilancio 2026, il sindacato chiede con forza “risorse aggiuntive per aumentare gli stipendi del personale docente e ATA, tra i più bassi d’Europa e della PA italiana”.
Ma intanto, anche la possibilità di intervenire sulle sanzioni sembra sfumare. Come ammesso anche dal presidente dell’Aran, la parte pubblica non ha alcuna proposta in merito, né l’argomento è mai stato affrontato negli incontri ufficiali. “L’Atto di indirizzo 2022/24 non menziona affatto il tema delle sanzioni”, conferma Fracassi. “Se il Ministero ha rinunciato o meno a regolamentare la materia non lo sappiamo, ma al momento non è oggetto di discussione”.
In assenza di novità contrattuali, resta valido quanto previsto dal CCNL 2019/2021, secondo cui le sanzioni come la sospensione fino a 10 giorni non sono applicabili fino a quando la materia non sarà regolata contrattualmente. Fino ad allora, rimane in vigore il Testo Unico del 1994 (TU 297/94), che non attribuisce tale potere al dirigente scolastico. “E su questo punto – aggiunge Fracassi – esiste una giurisprudenza abbastanza solida”.
Sul modello della cosiddetta “sanzione concordata” prevista per il personale ATA, Fracassi è netta: “Tutta la normativa sulle sanzioni nei confronti del personale docente ha un vulnus d’origine, non superato: il rapporto tra sanzioni e libertà di insegnamento”. Serve, secondo la leader della Flc, un radicale ripensamento della normativa, che metta al centro la deontologia professionale e il valore costituzionale dell’autonomia didattica, e non misure punitive o burocratiche.
“Non abbiamo bisogno di soluzioni arrangiate. È ora che si riconosca la specificità del lavoro docente e la sua funzione costituzionale, senza derive autoritarie”, conclude Fracassi.