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Sciopero per Gaza: nella scuola adesioni oltre l’11%

Lo sciopero nazionale indetto per esprimere solidarietà al popolo palestinese ha superato ogni aspettativa nel mondo della scuola. Secondo i dati ufficiali diffusi dal Dipartimento della Funzione Pubblica, la partecipazione

Sciopero per Gaza: nella scuola adesioni oltre l’11%
  • PublishedSettembre 30, 2025

Lo sciopero nazionale indetto per esprimere solidarietà al popolo palestinese ha superato ogni aspettativa nel mondo della scuola. Secondo i dati ufficiali diffusi dal Dipartimento della Funzione Pubblica, la partecipazione del personale scolastico ha superato l’11%, un risultato che, considerato il peso dei sindacati promotori, ha colto di sorpresa molti osservatori.

A proclamare lo sciopero sono stati l’USB (Unione Sindacale di Base) e la CUB (Confederazione Unitaria di Base), con l’adesione di altri piccoli sindacati di base. Nonostante il loro ruolo minoritario nel comparto istruzione, sono riusciti a coinvolgere una fetta significativa del personale scolastico, superando di gran lunga i tassi di partecipazione registrati negli ultimi anni per scioperi legati a tematiche più strettamente sindacali, come il rinnovo dei contratti o la lotta al precariato.

Gaza scuote le coscienze

A determinare questo successo, secondo molti analisti, sarebbe soprattutto la forza emotiva e simbolica delle immagini e delle notizie provenienti dalla Striscia di Gaza. Le testimonianze sulla sofferenza della popolazione civile, e in particolare dei bambini, hanno toccato profondamente l’opinione pubblica e molti lavoratori della scuola, spingendoli a compiere un gesto di solidarietà concreta.

“Come si può restare indifferenti – si chiedono in molti – quando si sente che ci sono bambini che sperano nella morte per trovare nell’aldilà cibo e acqua?”. Una domanda che ha probabilmente pesato più di qualsiasi rivendicazione economica.

La crisi della rappresentanza sindacale

Ma c’è anche un’altra chiave di lettura: la crescente disaffezione verso i sindacati tradizionali. I lavoratori della scuola sembrano sempre più scettici rispetto alla capacità delle sigle storiche di ottenere risultati concreti. Le mobilitazioni degli ultimi anni si sono spesso concluse con aumenti contrattuali minimi, che in alcuni casi non hanno neppure compensato le perdite in busta paga causate dall’adesione agli scioperi.

Il quadro è reso ancora più rigido dalla normativa che, dalla metà degli anni ’90, vincola gli aumenti salariali al tasso di inflazione programmata. Una limitazione che impedisce, di fatto, la possibilità di recuperare reale potere d’acquisto. Non è un caso che il contratto ancora oggi ricordato come “il più generoso” risalga al 1988, quando l’allora ministro della Funzione Pubblica, Paolo Cirino Pomicino, riuscì a chiudere un accordo con aumenti medi del 20-25%.

Un segnale politico e culturale

Lo sciopero per Gaza, dunque, non è solo un gesto di solidarietà internazionale. È anche un potente segnale politico e culturale. Dimostra che, in una fase di forte delusione nei confronti delle rivendicazioni sindacali tradizionali, sono le battaglie di valore universale – come la difesa dei diritti umani – a risvegliare l’impegno dei lavoratori.

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Autore

  • Valerio Di Fonso

    Nato a Sulmona nel 1993. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Linguistica e Tradizioni Letterarie. Ha frequentato la scuola di Giornalismo "M. Baldini" della LUISS a Roma nel biennio 2017/19. Giornalista professionista dal 2020, con esperienze presso "Il Tempo", "Mediapress", "Sky Sport", "TgrRai" e "IlGerme". Abilitato alla professione di docente sulla cdc A011