Indicazioni nazionali, il Consiglio di Stato frena la riforma
Il parere sospeso del Consiglio di Stato sulle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo rischia di rallentare in modo significativo l’iter di approvazione del provvedimento voluto dal Ministero dell’Istruzione. Che
Il parere sospeso del Consiglio di Stato sulle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo rischia di rallentare in modo significativo l’iter di approvazione del provvedimento voluto dal Ministero dell’Istruzione. Che si tratti – come sostiene il Ministro – di una semplice “interlocuzione” tra organi istituzionali, o – come denuncia l’opposizione – di una vera e propria bocciatura, resta il fatto che la riforma è ora in una fase di stallo.
La situazione è chiara: il testo dovrà essere rivisto e sottoposto nuovamente all’esame del Consiglio di Stato, il cui parere – sebbene consultivo – è obbligatorio. Fino a quando non sarà espresso formalmente, il Ministero non potrà procedere all’emanazione del decreto.
Il calendario, però, è serrato. La riforma delle Indicazioni dovrebbe entrare in vigore a partire da settembre 2026, ma i tempi si fanno sempre più stretti. Le case editrici, infatti, dovranno predisporre i nuovi libri di testo già nei primi mesi del 2026, in vista delle adozioni programmate per aprile dello stesso anno. E molte scuole, già da tempo, avevano avviato attività interne di aggiornamento e revisione dei curricoli per adeguarsi alle nuove linee guida.
Alcuni dirigenti scolastici hanno già comunicato a docenti e famiglie che, in attesa di chiarimenti e in considerazione delle criticità rilevate dal Consiglio di Stato nella bozza ministeriale, tutte le attività propedeutiche alla riforma sono al momento sospese.
Se il confronto istituzionale dovesse prolungarsi, non è da escludere un rinvio dell’intera riforma, con conseguenze rilevanti sulla programmazione scolastica e sull’editoria scolastica. In ogni caso, sarà cruciale monitorare i prossimi sviluppi per capire se i tempi potranno essere rispettati o se l’anno scolastico 2026/27 dovrà fare i conti con un quadro normativo ancora in transizione.