Si lancia dal balcone dopo la bocciatura. Crepet: “Serve una scuola che ascolti”
Ha suscitato profondo sconcerto la notizia della ragazza di diciassette anni caduta dal balcone di casa dopo aver appreso di essere stata bocciata per il secondo anno consecutivo all’esame di
Ha suscitato profondo sconcerto la notizia della ragazza di diciassette anni caduta dal balcone di casa dopo aver appreso di essere stata bocciata per il secondo anno consecutivo all’esame di riparazione. Il drammatico episodio è avvenuto venerdì scorso a Latina e ha acceso un acceso dibattito pubblico su scuola, adolescenza e salute mentale.
Crepet: “Non si arriva a un gesto simile per una bocciatura”
A commentare la vicenda è stato lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che ha affidato le sue riflessioni a Il Messaggero, sottolineando l’importanza di non fermarsi alla superficie del fatto.
“Come sempre ripeto, è sbagliato generalizzare. Non so nulla del vissuto della 17enne di Latina e del caso concreto. Ma posso dire solamente che non si arriva a un gesto del genere per una bocciatura, quella è solo l’ultima cosa che ha spinto al suicidio. Il resto non lo conosciamo”, ha dichiarato Crepet.
“I genitori si sentiranno in colpa sempre e comunque, ma è un episodio che va rispettato, capito, analizzato. E ora bisogna aiutare queste persone, spero che lo si faccia”, ha aggiunto.
“Parlare, ascoltare, comunicare: è l’unico vero antidoto”
Lo psichiatra ha poi insistito su un punto centrale: la mancanza di comunicazione, spesso sottovalutata ma essenziale nella vita degli adolescenti.
“Non esiste un codice segreto per capire in tempo. Chissà quali contrasti, quali conflitti si celano dietro certi gesti. Quel che ripeto è semplice: dobbiamo banalmente parlare. Mi chiedo: con chi ha comunicato, con chi parlava questa ragazza? E gli altri che arrivano a tanto?”
Secondo Crepet, chi si occuperà di questi casi dovrà farsi domande scomode ma necessarie, a partire da chi ha il compito educativo e formativo.
Critiche alla scuola: “Non basta interrogare, bisogna ascoltare”
Nel corso della sua intervista, Crepet ha rivolto parole critiche al sistema scolastico, accusandolo di non essere all’altezza del proprio ruolo educativo e relazionale.
“La scuola dura da settembre a giugno: succede qualcosa ogni giorno che va oltre i voti. Penso a tutti i ragazzi che oggi hanno appreso questa notizia, cosa rispondiamo? La scuola, che fa?”
“C’è una possibilità di parlare o vale solo se si è interrogati? Se è così, mi dispiace, non funziona”, ha affermato con fermezza.
Secondo lo psichiatra, una scuola che non dialoga con i propri studenti è una scuola che fallisce nel suo compito principale.
“Serve un’altra scuola: creativa, umana, vera”
Crepet ha anche sottolineato la necessità di ripensare la scuola in modo radicale, proponendo un modello più creativo e relazionale, lontano da rigide gerarchie e meccanismi automatici.
“È una scuola che discute su un film? Sul concerto di Ultimo? Interagisce davvero? Parlando si cresce e ci si confronta, è essenziale. E se non lo fa, qualcosa non va”, ha detto, ricordando che da oltre trent’anni studia il fenomeno dei suicidi giovanili, e che la situazione, a suo dire, è solo peggiorata.
“E ancora stiamo parlando della possibilità di tenere il cellulare in classe. Ancora non è chiaro che i telefonini vanno messi dentro il cassetto, e che piuttosto dobbiamo sapere che la studentessa che si ha davanti si chiama Claudia”, ha commentato amaramente.
“Non posso cambiare la famiglia, ma posso cambiare la scuola”
Concludendo il suo intervento, Crepet ha lanciato un appello accorato: trasformare la scuola in un luogo vivo, accogliente, creativo, dove si possa sperimentare anche altro rispetto a lezioni e verifiche.
“Hanno in tutti questi anni inventato forme diverse di scuola? Dove si fa mimo, danza, fotografia, si ride, si ascolta musica? Cinquanta, sessant’anni fa non era così, ma c’erano altri luoghi di socialità: la parrocchia, la famiglia, i cortili”, ha osservato.
“Non voglio generalizzare al contrario, non tutti i ragazzi vogliono finire la vita in uno spritz. Ma se non posso comandare una famiglia, posso farlo con la scuola”, ha concluso.