Boom di corsi PNRR: tra formazione e polemiche
Boom di corsi PNRR: tra formazione e polemiche, un finale d’anno sotto pressione L’anno scolastico 2024/2025 si avvia alla conclusione, ma nelle scuole italiane si registra un’intensa attività legata ai
Boom di corsi PNRR: tra formazione e polemiche, un finale d’anno sotto pressione
L’anno scolastico 2024/2025 si avvia alla conclusione, ma nelle scuole italiane si registra un’intensa attività legata ai corsi finanziati dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). In moltissimi istituti, sono in fase di chiusura centinaia di percorsi formativi rivolti sia agli studenti che ai docenti. Un’ondata di progetti senza precedenti nella scuola italiana, che per qualcuno rappresenta una straordinaria opportunità, per altri un possibile spreco di risorse in un sistema afflitto da criticità strutturali, ritardi digitali e problemi legati alla didattica e agli apprendimenti.
Corsi PNRR per competenze STEM e multilingue
Il Decreto Ministeriale n. 65 del 12 aprile 2023 ha stanziato 600 milioni di euro per percorsi didattici, formativi e di orientamento mirati allo sviluppo delle competenze STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), digitali, innovative e linguistiche, in tutti i cicli scolastici.
Obiettivo dichiarato: integrare nei curricula scolastici attività e metodologie che promuovano pari opportunità e parità di genere, con attenzione anche all’orientamento in ambito STEM.
A questi si aggiungono altri 150 milioni di euro per la formazione linguistica e metodologica dei docenti, con corsi annuali volti al miglioramento delle competenze professionali in linea con la normativa vigente e i target europei.
Formazione digitale: 450 milioni per il personale scolastico
Un altro pilastro del piano riguarda l’Investimento 2.1: Didattica digitale integrata e transizione digitale, per il quale sono stati destinati 450 milioni di euro a favore di tutte le istituzioni scolastiche statali.
Queste risorse servono a finanziare percorsi formativi per tutto il personale scolastico – dai dirigenti agli ATA – su temi legati alla trasformazione digitale della didattica e dell’organizzazione scolastica, nel rispetto degli standard europei DigComp 2.2 e DigCompEdu.
Un focus importante è riservato alle scuole del Mezzogiorno, alle quali spetta il 40% dei fondi complessivi, con l’obiettivo di ridurre il divario territoriale.
Corsi ovunque: “bulimia” o investimento necessario?
La corsa alla realizzazione dei corsi ha assunto dimensioni straordinarie: alcune scuole hanno attivato anche 150 o 180 percorsi formativi, tra attività rivolte agli studenti e progetti per i docenti. Il Ministero ha concesso proroghe fino al 5 giugno 2025 per la conclusione dei corsi di orientamento STEM e di formazione linguistica per gli insegnanti.
Questa “bulimia progettuale”, se da un lato testimonia una risposta forte al bisogno di innovazione, dall’altro solleva dubbi sulla sostenibilità e sull’efficacia reale di un simile dispiegamento di forze. Molte risorse sono state impiegate per compensare docenti esperti, tutor e figure di supporto, oltre che per alimentare e gestire le attività sulla piattaforma ministeriale “Futura”.