Udine, sport inclusivo a scuola: tre ore a settimana per studenti con disabilità grave
Tre ore settimanali di attività sportiva pensata su misura per studenti con disabilità grave, seguiti da personale qualificato e con percorsi individualizzati. È quanto accade all’Istituto Comprensivo 6 di Udine
Tre ore settimanali di attività sportiva pensata su misura per studenti con disabilità grave, seguiti da personale qualificato e con percorsi individualizzati. È quanto accade all’Istituto Comprensivo 6 di Udine grazie al progetto “A proprio agio”, promosso dall’Associazione Sportiva Udinese (ASU) e realizzato, almeno per ora, con fondi privati.
L’iniziativa, raccontata da Rai TgR Friuli, nasce con l’obiettivo di colmare una lacuna nel sistema scolastico, offrendo un’opportunità concreta a quegli studenti che spesso restano esclusi dalle attività di educazione fisica per mancanza di risorse e competenze specifiche.
“Cerchiamo di dare una possibilità a ragazzi a cui l’attività sportiva era preclusa – spiega Nicola Di Benedetto, direttore generale di ASU – offrendo non solo dignità, ma anche momenti di divertimento. Lo sport diventa così uno strumento fondamentale nella vita quotidiana, soprattutto in ambito scolastico”.
Il progetto si basa su un approccio personalizzato, con attività “one-to-one” che permettono agli studenti di essere seguiti individualmente da tecnici specializzati e da un’educatrice. Un modello che, secondo il dirigente scolastico Leonardo Primus, rappresenta un valore aggiunto significativo: “Per bambini con disabilità grave è spesso difficile costruire percorsi mirati nell’attività motoria. Questo tipo di intervento consente invece di sviluppare progetti efficaci e realmente inclusivi”.
I risultati, secondo i promotori, sono già evidenti: miglioramento della qualità della vita degli studenti coinvolti, relazioni più positive all’interno delle classi e un maggiore senso di inclusione.
Scuola e ASU stanno ora lavorando per ampliare il progetto su scala regionale, con l’obiettivo di renderlo accessibile a un numero sempre maggiore di istituti. “Funziona – conclude Di Benedetto – e contribuisce a costruire una società più giusta e inclusiva, restituendo dignità a chi troppo spesso ne viene privato”.