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Tetto agli studenti stranieri, i presidi frenano: «Problemi pratici e rischi di incostituzionalità»

L’intento didattico può essere condivisibile, ma la sua applicazione rischia di scontrarsi con la realtà urbanistica dei quartieri italiani e con i principi fondamentali della Costituzione. È questo il giudizio

Tetto agli studenti stranieri, i presidi frenano: «Problemi pratici e rischi di incostituzionalità»
  • PublishedSettembre 21, 2026

L’intento didattico può essere condivisibile, ma la sua applicazione rischia di scontrarsi con la realtà urbanistica dei quartieri italiani e con i principi fondamentali della Costituzione. È questo il giudizio cauto e preoccupato espresso dai dirigenti scolastici all’indomani dell’annuncio della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, circa l’imminente provvedimento legislativo per fissare un limite massimo alla presenza di alunni stranieri nelle classi.

La misura punta a riprendere e rendere vincolante quanto già previsto da una circolare del Ministero dell’Istruzione di un paio di anni fa, che fissava la soglia raccomandata al 30% ma che è rimasta di fatto inapplicata.

A spiegare i motivi del rallentamento è Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP): «In termini didattici la questione è fondata, ma è difficile trovare una soluzione tecnica. La scuola deve accogliere i ragazzi del quartiere, soprattutto per la scuola dell’infanzia e la primaria. Se in quella zona c’è un’alta concentrazione di famiglie immigrate, che facciamo? Li mandiamo via?». Giannelli cita l’esempio di realtà come Prato, caratterizzate da una forte presenza della comunità cinese, dove la rigidità del tetto risulterebbe impraticabile senza una riorganizzazione urbanistica e dei trasporti.

L’obbligo di spostare gli studenti in plessi lontani dalla propria abitazione pone inoltre stringenti interrogativi giuridici. Salvatore Curreri, docente di Diritto Costituzionale all’Università di Enna, avverte: «Se il provvedimento comportasse lo sradicamento dei minori verso territori lontani da quelli in cui vivono, la misura potrebbe rivelarsi eccessiva e in contrasto con il preminente obiettivo dell’integrazione, con il rischio di ledere il diritto allo studio garantito dalla Costituzione». Ancora più dura la posizione del sindacato, con la segretaria generale della Flc Cgil Gianna Fracassi che parla di «rischio di cadere nel dirupo dell’incostituzionalità».

Da ambienti di governo si fa sapere che il nuovo testo di legge terrà conto delle criticità logistiche emerse negli anni passati per evitare disagi eccessivi alle famiglie e garantire la tenuta delle iscrizioni.

Se sul tetto agli studenti stranieri prevale lo scetticismo tecnico, si registra invece un’apertura da parte dei dirigenti scolastici sull’altro punto annunciato dal governo: il divieto di indossare burqa e niqab tra i banchi. «Personalmente ritengo che in classe non debbano esserci segni distintivi e che la persona debba essere sempre riconoscibile. In Francia è già così», ha commentato il presidente dell’ANP Giannelli.

Autore

  • Valerio Di Fonso

    Nato a Sulmona nel 1993. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Linguistica e Tradizioni Letterarie. Ha frequentato la scuola di Giornalismo "M. Baldini" della LUISS a Roma nel biennio 2017/19. Giornalista professionista dal 2020, con esperienze presso "Il Tempo", "Mediapress", "Sky Sport", "TgrRai" e "IlGerme". Abilitato alla professione di docente sulla cdc A011