Immissioni in ruolo, Pittoni: “Serve il doppio canale di reclutamento”
Con l’avvicinarsi dell’anno scolastico 2025/2026, prosegue a rilento la procedura per le immissioni in ruolo dei docenti. Secondo i dati ufficiali, sulla carta risultano oltre 50.000 posti da assegnare, suddivisi
Con l’avvicinarsi dell’anno scolastico 2025/2026, prosegue a rilento la procedura per le immissioni in ruolo dei docenti. Secondo i dati ufficiali, sulla carta risultano oltre 50.000 posti da assegnare, suddivisi tra scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado.
Nel dettaglio, sono disponibili:
- 38.260 posti comuni
- 14.396 posti di sostegno
Nomine entro 5 giorni: la nuova regola del 2025
Una novità importante è stata introdotta dalla Legge 79/2025, che ha convertito il decreto legge n. 45 del 7 aprile 2025.
All’art. 2, comma 2, si stabilisce che i docenti nominati a tempo indeterminato, su qualsiasi tipo di posto, devono accettare o rinunciare alla sede entro 5 giorni dalla comunicazione dell’assegnazione.
Ma, al di là della normativa, il completamento effettivo delle immissioni in ruolo resta incerto. Negli ultimi anni, solo poco più della metà dei posti autorizzati dal MEF sono stati effettivamente coperti con assunzioni a tempo indeterminato.
Mini call veloce: coperti solo 7 mila posti di sostegno
Anche quest’anno, la cosiddetta “mini call veloce”, se funzionerà, potrebbe riuscire a coprire circa 7.000 posti sul sostegno tra infanzia e scuola secondaria di primo grado.
Ma il problema alla radice resta la cronica mancanza di docenti abilitati, sia per le cattedre comuni che per le specializzazioni sul sostegno. A questo si aggiunge la lentezza delle procedure concorsuali, spesso causa di ritardi insostenibili.
Caos graduatorie e rischio contenziosi
Il risultato? Un accavallamento senza precedenti di graduatorie e aspiranti docenti, che genera confusione e tensioni. Tra:
- Graduatorie di merito (concorsi ordinari, straordinari, PNRR)
- GaE (Graduatorie ad esaurimento)
- GPS (Graduatorie provinciali per le supplenze)
…si è creata una complessità di quote, riserve e priorità che aumenta il rischio di ricorsi e contenziosi legali.
A peggiorare la situazione futura potrebbero contribuire anche i corsi Indire per il sostegno rivolti a chi ha conseguito il titolo all’estero. Questi candidati, inseriti “a pettine” nelle graduatorie, potrebbero scavalcare colleghi specializzati tramite il TFA, creando ulteriore malcontento.
Pittoni (Lega): “Serve un doppio canale per stabilizzare”
Non manca però una visione ottimista. Mario Pittoni, responsabile scuola della Lega ed ex presidente della Commissione Cultura del Senato, guarda con favore al ritorno delle graduatorie di merito e all’istituzione degli elenchi regionali degli idonei, previsti a partire dal 2026 nel nuovo Decreto Scuola approvato con il via libera dell’UE.
“Costituiscono il primo passo verso un sistema di reclutamento diversificato – afferma Pittoni – che consenta di stabilizzare il maggior numero di docenti possibile, migliorando la qualità dell’insegnamento”.
Secondo il leghista, il sistema attuale è troppo lento e burocratico, e lascia scoperti migliaia di posti ogni anno. Per questo si punta a valorizzare anche gli idonei, ossia quei docenti che hanno superato il concorso senza rientrare tra i vincitori ma che posseggono merito ed esperienza.
Elenchi regionali e il precedente del 2023
Gli elenchi regionali degli idonei, chiarisce Pittoni, accoglieranno chi ha partecipato ai concorsi dal 2020 in poi. Tuttavia, almeno inizialmente, non garantiranno un numero elevato di assunzioni, poiché potranno agire solo sui posti già disponibili.
“Nel 2023, in assenza dei vincitori del PNRR1, furono assunti oltre 22 mila idonei dell’ordinario 2020. Vogliamo replicare quell’esperienza”.
“Idoneo è idoneo. Punto”
Infine, Pittoni sottolinea che non devono esserci idonei “di serie A” o “di serie B”:
“Se sei idoneo, sei idoneo. Punto”, conclude l’ex senatore, ribadendo l’importanza di una selezione che premi il merito senza distinzioni arbitrarie.
Conclusione
Mentre l’emergenza precariato continua, tra ritardi concorsuali, graduatorie sovrapposte e carenza di docenti specializzati, il sistema scolastico si prepara ad affrontare un nuovo anno con le solite incertezze.
Le soluzioni proposte – come il doppio canale di reclutamento – sembrano promettenti, ma la loro efficacia potrà essere valutata solo nel lungo periodo.