Scuola a rischio il 16 ottobre: confermato lo sciopero nazionale. Stop alle lezioni e piazze in piazza per il clima
Venerdì 16 ottobre 2026 le aule scolastiche di tutta Italia rischiano di rimanere vuote. È stato infatti confermato lo sciopero nazionale del comparto Istruzione e Ricerca, come comunicato ufficialmente tramite

Venerdì 16 ottobre 2026 le aule scolastiche di tutta Italia rischiano di rimanere vuote. È stato infatti confermato lo sciopero nazionale del comparto Istruzione e Ricerca, come comunicato ufficialmente tramite il consueto avviso pubblicato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. La mobilitazione, proclamata inizialmente nel mese di agosto dal Sindacato indipendente scuola e ambiente, aveva subito un temporaneo stop burocratico da parte della Commissione di garanzia a causa del mancato rispetto della regola del preavviso massimo di quarantacinque giorni. L’ostacolo è stato superato il 5 ottobre con la presentazione di una nuova proclamazione che ha formalmente blindato la data del 16 ottobre.
L’astensione dal lavoro, che riguarda esclusivamente il settore scolastico e avrà una durata di ventiquattr’ore, è rivolta a tutto il personale di ruolo e precario in servizio in Italia e all’estero, coinvolgendo docenti, dirigenti scolastici e personale ATA. Alla mobilitazione di carattere nazionale si affiancherà un’iniziativa a livello locale: per la medesima giornata, l’Usb P.I. Scuola ha infatti indetto uno sciopero provinciale rivolto al personale delle scuole della provincia di Livorno. A questa doppia protesta si unira inoltre lo sciopero globale per il clima organizzato dai ragazzi di Fridays for Future, che torneranno nelle piazze delle principali città italiane con cortei e manifestazioni studentesche.
Le motivazioni alla base dell’astensione dal lavoro presentate dal Sisa toccano diversi aspetti strutturali del sistema scolastico. Sul fronte dell’organizzazione e del personale, il sindacato chiede l’abolizione del concorso per dirigenti scolastici con il conseguente passaggio a una figura elettiva, l’assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti per ogni ordine e grado e la creazione di un ruolo unico docente, caratterizzato da pari orario e pari salario dalla scuola dell’infanzia fino alle secondarie di secondo grado. Tra le rivendicazioni economiche ed educative figurano la riduzione dei costi dei tirocini formativi attivi presso le università, il recupero dell’inflazione tramite aumenti netti in busta paga e l’introduzione dello studio delle lingue araba, russa e cinese negli istituti superiori. Infine, per quanto riguarda le uscite dal lavoro, si sollecita la possibilità di un pensionamento volontario per docenti e personale ATA con almeno trent’anni di servizio e contributi in presenza di un’invalidità civile tra il 67% e il 100%, senza vincoli anagrafici e con una decurtazione del 2,5% per ogni anno mancante rispetto ai quaranta di servizio.
Per quanto riguarda la mobilitazione provinciale di Livorno, lo sciopero indetto dall’Usb è direttamente collegato alla giornata globale per il clima. Nella città toscana il ritrovo è fissato per le ore 9:00 in piazza Cavour, con una manifestazione che attraverserà le vie cittadine per concludersi presso l’oasi urbana di via Goito con un’assemblea pubblica.
L’autunno si preannuncia comunque denso di tensioni per il mondo dell’istruzione, con altri tre scioperi già formalmente in programma. Per venerdì 30 ottobre sono previste due distinte proteste generali di ventiquattr’ore, indette rispettivamente dalla Confederazione Usb e da Usi-Cit, che coinvolgeranno anche il comparto Istruzione e Ricerca per contestare l’aumento delle spese militari e il carovita. Un ulteriore blocco di una giornata, proclamato da una vasta rete di sigle tra cui Si Cobas, Sbm, Adl Varese, Sgb, Confederazione Cub, Sgc e Cib Unicobas, fermerà tutte le categorie pubbliche e private, scuola compresa, venerdì 4 dicembre. È stato invece revocato lo sciopero di scuole e università che era stato inizialmente calendarizzato per il 4 novembre dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.