Riapertura al caldo record: il governo valuta interventi, i sindaci rinviano le lezioni
Un’apertura inattesa segna un nuovo fronte nell’emergenza caldo che sta mettendo a dura prova la ripartenza del nuovo anno scolastico. “Vedremo adesso per le scuole se fare qualche intervento, ne

Un’apertura inattesa segna un nuovo fronte nell’emergenza caldo che sta mettendo a dura prova la ripartenza del nuovo anno scolastico. “Vedremo adesso per le scuole se fare qualche intervento, ne parlavamo stamattina con alcuni parlamentari”: sono le parole pronunciate dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine del Forum Teha di Cernobbio. Una dichiarazione che fino ad ora il governo non aveva fatto trapelare, giunta mentre il termometro supera stabilmente i 38 gradi in molte regioni del Sud e le amministrazioni locali iniziano ad agire in autonomia.
I primi rinvii nei Comuni
A Rosolini, in provincia di Siracusa, il primo cittadino Giovanni Spadola ha già firmato l’ordinanza: nessuna lezione fino al 21 settembre. La campanella tacerà per una settimana in tutti i plessi del comune, dalle scuole dell’infanzia fino alle superiori. Il provvedimento cita la “persistenza della eccezionale ed anomala ondata di calore” e la “mancanza di adeguate attrezzature di climatizzazione delle aule”, cogliendo l’occasione per programmare un intervento straordinario di disinfestazione e derattizzazione. L’atto del sindaco risponde concretamente alle sollecitazioni arrivate nei giorni scorsi da FLC CGIL e ANIEF per uno slittamento dell’avvio delle lezioni, affiancandosi alla petizione lanciata da un docente per chiedere il rinvio direttamente a ottobre.
L’allarme si allarga al Sud
La situazione critica non riguarda solo la Sicilia. In Puglia, il sindaco di Stornara, Roberto Nigro, ha inviato una lettera al presidente della Regione Antonio Decaro avanzando due richieste chiare: un rinvio dell’inizio delle lezioni o, in alternativa, la concessione di una maggiore autonomia a Comuni e istituti per ritoccare il calendario sulla base delle temperature reali rilevate nei singoli territori. La sesta ondata di calore dell’estate ha infatti colto il Ministero dell’Istruzione proprio nella fase cruciale della ripartenza, con le attività collegiali già avviate e le aule pronte ad accogliere il corpo docente e gli studenti.
Scontro sulle risorse: condizionatori o ventilatori? Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha difeso l’operato dell’Esecutivo ricordando lo stanziamento emergenziale di 20 milioni di euro per l’acquisto di dispositivi di raffrescamento, oltre ai 3,7 miliardi del Pnrr destinati all’efficientamento energetico (pur precisando che le competenze sugli immobili restano degli enti locali).
I calcoli della FLC CGIL dipingono però uno scenario diverso: dividendo 20 milioni di euro tra i 45.669 plessi scolastici italiani si ottengono appena 437 euro a struttura, che scendono a 57 euro per singola aula. “Una somma sufficiente soltanto per un ventilatore da banco”, contestano dal sindacato, invitando i dirigenti a valutare la sospensione delle attività in presenza di temperature proibitive invocando la forza maggiore. Valditara ha replicato sostenendo che, considerando le scuole già attrezzate e i dispositivi già esistenti, le risorse concentrate sulle aree più critiche permetteranno l’acquisto di dispositivi mobili per ogni classe.
Sicurezza sul lavoro e l’ipotesi del calendario europeo
A fare chiarezza sulle responsabilità legali è Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief, che richiama l’attenzione sul Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Il caldo eccessivo costituisce un rischio per la salute e deve essere segnalato ai dirigenti scolastici, i quali, in qualità di datori di lavoro, sono tenuti a intervenire per evitare precise responsabilità penali. Responsabilità che possono estendersi anche agli enti locali proprietari degli immobili se le richieste di adeguamento restano inascoltate. Come soluzione tampone, l’Anief propone di allineare il calendario italiano alla media europea di 185 giorni di lezione (con alcuni Paesi che scendono a 170-180), consentendo così di posticipare l’avvio a ottobre o di ridurre l’orario nelle prime settimane per limitare lo stress termico degli alunni.