Istituti tecnici, al via la riforma: più laboratori, STEM e collegamento con le imprese
La riforma degli istituti tecnici entra ufficialmente nella fase operativa. A partire dall’anno scolastico 2026/2027, le nuove regole interesseranno le classi prime, per poi estendersi progressivamente agli anni successivi fino
La riforma degli istituti tecnici entra ufficialmente nella fase operativa. A partire dall’anno scolastico 2026/2027, le nuove regole interesseranno le classi prime, per poi estendersi progressivamente agli anni successivi fino a coinvolgere l’intero quinquennio. L’obiettivo del Ministero dell’Istruzione e del Merito è quello di costruire una scuola sempre più vicina alle esigenze del sistema produttivo, senza rinunciare a una solida preparazione culturale e scientifica.
Il nuovo assetto, definito dal Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, nasce nell’ambito delle riforme previste dal PNRR e punta ad aggiornare indirizzi di studio, quadri orari e risultati di apprendimento, con particolare attenzione alle competenze richieste dalla transizione digitale ed ecologica.
Tra le principali novità c’è una diversa organizzazione dell’offerta formativa, che sarà articolata in due grandi settori: quello economico e quello tecnologico-ambientale, all’interno dei quali trovano spazio indirizzi e articolazioni rinnovati e maggiormente specializzati. Le scuole potranno inoltre utilizzare quote di autonomia e flessibilità per adattare parte del curricolo alle caratteristiche del territorio e alle richieste del tessuto produttivo locale.
La riforma introduce anche un profondo cambiamento nel modo di fare scuola. La didattica sarà sempre più orientata alle competenze attraverso Unità di Apprendimento interdisciplinari, laboratori, project work, compiti di realtà e attività costruite su problemi concreti, con un ruolo più attivo degli studenti nel processo di apprendimento.
Grande attenzione sarà riservata alle discipline STEM, alla sostenibilità ambientale, all’educazione civica e all’orientamento, mentre nel triennio verrà rafforzata la dimensione internazionale dei percorsi grazie all’insegnamento in lingua inglese di discipline di indirizzo attraverso la metodologia CLIL, oltre alla possibilità di sviluppare scambi, stage e progetti europei.
Uno dei punti cardine della riforma riguarda il rapporto con il mondo del lavoro. Gli istituti tecnici saranno chiamati a rafforzare la collaborazione con ITS Academy, università, centri di ricerca e imprese, favorendo attività di orientamento, laboratori condivisi e percorsi che rendano più agevole il passaggio degli studenti verso l’istruzione terziaria professionalizzante o il mercato occupazionale. A questo scopo potranno essere attivati anche i cosiddetti Patti educativi 4.0, strumenti pensati per mettere in rete scuole, aziende ed enti di formazione.
La riforma coinvolgerà anche i docenti, che saranno chiamati ad aggiornare la progettazione didattica e a partecipare a percorsi di formazione sulle metodologie laboratoriali, sull’innovazione tecnologica e sulla progettazione per competenze, con la possibilità di svolgere periodi di osservazione direttamente nelle aziende dei settori produttivi di riferimento.
Per gli studenti, invece, il nuovo ordinamento si tradurrà in un percorso più integrato tra cultura generale, competenze tecnico-professionali e applicazioni pratiche, con un maggiore utilizzo dei laboratori, un rafforzamento dell’inglese tecnico, delle discipline scientifiche e delle occasioni di confronto con il mondo delle professioni.
Il Ministero precisa infine che la riforma non modifica la durata quinquennale degli istituti tecnici. Il nuovo ordinamento resta distinto dalla filiera 4+2, riservata esclusivamente agli istituti autorizzati a sperimentare quel modello formativo. Gli studenti già iscritti continueranno invece a seguire il precedente ordinamento fino al conseguimento del diploma.