Disabilità e scuola, l’Autorità Garante interviene in giudizio per la continuità didattica
Nel suo primo anno di attività, l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità ha già fatto ricorso a uno dei suoi strumenti più rilevanti: l’intervento in giudizio a
Nel suo primo anno di attività, l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità ha già fatto ricorso a uno dei suoi strumenti più rilevanti: l’intervento in giudizio a tutela dei diritti delle persone con disabilità, anche in ambito scolastico. A ricordarlo è stato l’avvocato Maurizio Borgo, presidente dell’Autorità, nel corso dell’audizione del 20 gennaio davanti alla Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza.
Attraverso l’Avvocatura dello Stato, l’Autorità ha preso parte a due procedimenti attualmente pendenti presso il TAR del Lazio. I ricorsi sono stati promossi da alcune organizzazioni sindacali contro il decreto del Ministro dell’Istruzione e del Merito che introduce una procedura di conferma del docente di sostegno da parte delle famiglie, misura pensata per garantire la continuità didattica degli alunni con disabilità.
L’intervento dell’Autorità è stato finalizzato a sostenere la piena legittimità del decreto, valorizzandone il fondamento costituzionale e pedagogico. La continuità didattica, ha sottolineato Borgo, non può essere ridotta a una mera esigenza organizzativa della scuola, ma deve essere riconosciuta come un diritto essenziale dell’alunno con disabilità.
Secondo l’Autorità, tale principio rientra a pieno titolo nel concetto di “accomodamento ragionevole”, così come definito dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, in particolare dagli articoli 2 e 24, paragrafo 2, lettera c). Si tratta dunque di una misura necessaria per garantire l’effettivo esercizio del diritto all’istruzione.